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Il Festival tango y todavia Mas, che unirà musica, danza e poesia e caratterizzato da una ricerca costante, si terrà dal 12 al 19 ottobre al teatro Lauro Rossi 

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Il Festival tango y todavia Mas, che unirà musica, danza e poesia e caratterizzato da una ricerca costante, si terrà dal 12 al 19 ottobre al teatro Lauro Rossi

Lunedì 24 settembre 2012

Comune di MACERATA - Presentato il programma del Festival del tango diretto dal maestro Hector Ulises Passarella

da sinistra: Roberto Passarella, Hector Ulises Passarella, Irene Manzi, Marcello La Matina, Nazzareno Gaspari

Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno. Il festival - patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano - è stato presentato oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati

“Il festival del tango a Macerata è un progetto che, grazie alla prestigiosa collaborazione del maestro Passarella, vuole offrire un’occasione per avvicinarsi, senza i consueti luoghi comuni, al tango e alla sua melodia attraverso il racconto e lo spettacolo - afferma l’assessore alla cultura Irene Manzi - Il festival arricchisce ulteriormente il panorama dell’offerta culturale e di spettacolo della nostra città”.

Tre le serate in programma, tutte all’insegna di una ricerca costante, che vedranno al centro la musica di Passarella e non solo, il tango e il bandoneon, un affascinante strumento popolare nato in Europa nella metà dell’800 e introdotto in Argentina e Uruguay dove si è legato alla danza popolare del “tango”. Il bandoneon sarà al centro di un incontro presso l’Università di Macerata, un occasione per conoscerlo e scoprirlo.

“Sono veramente contento di portare a Macerata il Festival Tango y todavia Màs - afferma il direttore artistico Hector Ulises Passarella - “Un’iniziativa nata a San Ginesio nel 2007 e che dopo una pausa di un anno abbiamo voluto proporre nella città in cui vivo da quattordici anni e che frequento da ben trentadue. Due volte ho suonato al teatro Lauro Rossi di Macerata  e sempre ho trovato qualità e calore nel suo pubblico. E quando ci hanno chiesto di portare il festival in città, lo  abbiamo proposto all’Amministrazione comunale, che ha accolto e sostenuto il nostro progetto. Mi auguro che esso possa essere apprezzato e possa crescere ulteriormente, grazie al sostegno degli enti partner e degli sponsor”

Questo il programma del festival:

Venerdì 12 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Il mio Tango per pensare… “, con Héctor Ulises Passarella ed il suo Conjunto Instrumental. Un viaggio nel linguaggio musicale di Passarella che si immerge in soluzioni armoniche, contrappuntistiche, cercando nuove forme di comunicazione con la realtà contemporanea. I brani saranno eseguiti da Héctor Ulises Passarella, (bandoneón), Serena Cavalletti (violino),  Galileo Di Ilio (violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso),  Lucia Mezzanotte (violino), Cristiana Millevolte (pianoforte), Vincenzo Pierluca (viola), voce recitante Rodolfo Craia

Martedì 16 ottobre, ore 18.00, Aula Magna dell’Università l prof. Marcello La Matina dell’Università di Macerata, presenterà il libro di H.U. Passarella “Il Bandoneón: conoscerlo e suonarlo”, cui seguirà un  concerto con Héctor Ulises Passarella, Roberto Passarella, Tania Colangeli e Marco Di Blasio. Musiche di: J.S. Bach, R. M. Rivero, H.U. Passarella, A. Barletta, R. Passarella.

Venerdì 19 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Sono ricordi che tornano”

Dialoghi tra musica, poesia e danza, uno spettacolo di musica e danza diretto da Roberto Passarella (bandoneón), con le voci di Rodolfo Craia,  Sarita Schena, Giorgia Marchiori e Marcelo Guardiola (coreografie), e con Tania Colangeli, Marco Di Blasio, Giovanni Marziali Peretti, Alessandro Zeri al bandoneón,  Serena Cavalletti, Lucia Mezzanotte (violino), Vincenzo Pierluca (viola), Galileo Di Ilio ( violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso) Cristiana Millevolte (pianoforte).

I biglietti possono essere prenotati alla biglietteria dei Teatri in piazza Mazzini (tel. 0733 230735)

Prezzi: il 12 e 19 ottobre € 12, ingresso ridotto per studenti € 7 , il 16 ottobre: ingresso gratuito Info su: www.centrodelbandoneon.com, info@centrodelbandoneon.com Tel. +(39) 3662412927 (ap)



Comune di Macerata piazza Libertà, 3 - 62100 Macerata
tel. 0733-2561 fax 0733-256200
e-mail: municipio@comune.macerata.it
e-mail istituzionale (solo per i titolari di PEC): comune.macerata@legalmail.it
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Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavia Mas… con la direzione artistica di Hector Ulises PassarellaMacerata- Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno. Il festival – patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano – è stato presentato oggiAggiungi un appuntamento per oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati“Il festival del tango a Macerata è un progetto che, grazie alla prestigiosa collaborazione del maestro Passarella, vuole offrire un’occasione per avvicinarsi, senza i consueti luoghi comuni, al tango e alla sua melodia attraverso il racconto e lo spettacolo - afferma l’assessore alla cultura Irene Manzi - Il festival arricchisce ulteriormente il panorama dell’offerta culturale e di spettacolo della nostra città”.

Tre le serate in programma, tutte all’insegna di una ricerca costante, che vedranno al centro la musica di Passarella e non solo, il tango e il bandoneon, un affascinante strumento popolare nato in Europa nella metà dell’800 e introdotto in Argentina e Uruguay dove si è legato alla danza popolare del “tango”. Il bandoneon sarà al centro di un incontro presso l’Università di Macerata, un occasione per conoscerlo e scoprirlo.

“Sono veramente contento di portare a Macerata il Festival Tango y todavia Màs  - afferma il direttore artistico Hector Ulises Passarella - “Un’iniziativa nata a San Ginesio nel 2007 e che dopo una pausa di un anno abbiamo voluto proporre nella città in cui vivo da quattordici anni e che frequento da ben trentadue. Due volte ho suonato al teatro Lauro Rossi di Macerata  e sempre ho trovato qualità e calore nel suo pubblico. E quando ci hanno chiesto di portare il festival in città, lo  abbiamo proposto all’Amministrazione comunale, che ha accolto e sostenuto il nostro progetto. Mi auguro che esso possa essere apprezzato e possa crescere ulteriormente, grazie al sostegno degli enti partner e degli sponsor”

Questo il programma del festival:

Venerdì 12 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Il mio Tango per pensare… “, con Héctor Ulises Passarella ed il suo Conjunto Instrumental. Un viaggio nel linguaggio musicale di Passarella che si immerge in soluzioni armoniche, contrappuntistiche, cercando nuove forme di comunicazione con la realtà contemporanea. I brani saranno eseguiti da Héctor Ulises Passarella, (bandoneón), Serena Cavalletti (violino),  Galileo Di Ilio (violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso),  Lucia Mezzanotte (violino), Cristiana Millevolte (pianoforte), Vincenzo Pierluca (viola), voce recitante Rodolfo Craia

Martedì 16 ottobre, ore 18.00, Aula Magna dell’Università l prof. Marcello La Matina dell’Università di Macerata, presenterà il libro di H.U. Passarella “Il Bandoneón: conoscerlo e suonarlo”, cui seguirà un  concerto con Héctor Ulises Passarella, Roberto Passarella, Tania Colangeli e Marco Di Blasio. Musiche di: J.S. Bach, R. M. Rivero, H.U. Passarella, A. Barletta, R. Passarella.

Venerdì 19 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Sono ricordi che tornano”

Dialoghi tra musica, poesia e danza, uno spettacolo di musica e danza diretto da Roberto Passarella (bandoneón), con le voci di Rodolfo Craia e Sarita Schena, con Giorgia Marchiori e Marcelo Guardiola (coreografie), Tania Colangeli, Marco Di Blasio, Giovanni Marziali Peretti, Alessandro Zeri al bandoneón,  Serena Cavalletti, Lucia Mezzanotte (violino), Vincenzo Pierluca (viola), Galileo Di Ilio ( violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso) Cristiana Millevolte (pianoforte).

I biglietti possono essere prenotati alla biglietteria dei Teatri in piazza Mazzini (tel. 0733 230735)

Prezzi: il 12 e 19 ottobre € 12, ingresso ridotto per studenti € 7 , il 16 ottobre: ingresso gratuito

Info su: www.centrodelbandoneon.com, info@centrodelbandoneon.com

Tel. +(39) 3662412927 (ap)

VIVERE MACERATA - Presentato il programma del Festival del tango diretto dal maestro Hector Ulises Passarella

Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno.

Il festival - patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano - è stato presentato oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati

GEONOTIZIE - Macerata, presentato il programma del Festival del tango  

Macerata

presentato il programma del Festival del tango

24.09.2012

El Mensuario “El Defensor de los Pasivos” de Florida.

El Mensuario “El Defensor de los Pasivos” de Florida. 

tangoin roma 

Come promesso, ecco a voi lettori di “Tango In Roma”, in esclusiva, l’intervista completa al grande maestro uruguayano di bandoneón Héctor Ulises Passarella, che ci permette di penetrare di più nel mondo di questo grande artista.

Già a undici anni suonava il bandoneón. Come nasce la sua passione e la voglia di imparare a suonare questo difficile strumento?
Mio padre era un innamorato del tango e del folklore uruguayano e argentino, possedeva un orecchio musicale assoluto e senza mai avere studiato poteva suonare sia il bandoneón sia la chitarra, e comporre testi e musica con una facilità paurosa… Io lo ascoltai suonare solo due o al massimo tre volte. Il suo gusto per il fraseggio e per il vibrato era impressionante… Nonostante il suo talento lui si prendeva in giro e diceva: “yo soy un gran “chambón” (pasticcione, n.d.r.), perciò non potrò mai insegnarti niente musicalmente, e quindi ti manderò da un gran maestro: Oscar Raùl Pacheco, lui sì che sa suonare!” Infatti, grazie alla sua umiltà, al suo coraggio di affrontare la realtà, oggi io sono bandoneonista. Ma la mia passione, nonostante a 11 anni già debuttassi come professionista nella orchestra tipica del mio primo maestro Pacheco, è arrivata a 12 ascoltando Anibal Troilo nel solo di “Danzarìn”. Feci subito un salto tanto grande dal punto di vista tecnico e musicale che il Maestro Pacheco, decidendo di ritirarsi dall’insegnamento del bandoneón nella scuola che aveva fondato, chiese a me di sostituirlo a soli 12 anni di età.
Il suo avvicinamento alla musica nasce dall’ascolto del tango o di altri generi musicali?
Sempre lo dico: sono stato cullato con il tango e fino ai 18 anni lavorai duramente anche come cameriere nel famoso “Tango Bar” della mia cara Florida, finché intrapresi a Montevideo gli studi accademici con i grandissimi musicisti René Marino Rivero e Guido Santórsola.

Sembra destino comune degli uruguayani così come degli argentini quello di dar vita a una doppia migrazione di andata e di ritorno dall’Italia. È andata così anche per lei? E come ha scelto di stabilirsi proprio a Macerata?

C’erano parecchie persone che desideravano, per il mio bene, che io arrivassi in Europa. Vinsi il primo premio assoluto “Ottorino Respighi” nel ‘79 ed ecco che arrivai in Italia. I miei bisnonni paterni erano di Moliterno, Potenza… Di Macerata é mia moglie Guendalina. La conobbi in treno appena arrivato in Italia (nell’80); lei non solo sposò me, ma anche la causa del bandoneón e la mia musica…; Macerata era la città di Luigi Mariani, il primo venditore di bandoneón a Buenos Aires… Macerata era la città descritta sul libro di italiano sul quale studiavo in Uruguay…Ho vissuto in molte città d’Italia, ma Macerata è la città dove ho composto di più…Come ha osservato un caro giornalista amico, “il bandoneón suona maceratese”.

Come nasce la sua collaborazione con Bacalov?
Bacalov non mi conosceva, ma gli avevano già parlato di me… È stato lui stesso a chiamarmi per la registrazione de “Il Postino”.

In un’intervista lei ha affermato che dagli anni ‘60 i compositori di tango non volevano più suonare per i ballerini. È così anche oggi oppure si è tornati a scrivere in funzione del ballo?

A partire dagli anni Sessanta, dopo l’evento Piazzolla, moltissimi musicisti del tango volevano realizzare una personale ricerca musicale sia negli arrangiamenti sia nelle composizioni, e quindi era logico che non potevano “ubbidire” al ballerino che voleva tutto ciò che era standard, non personale… Oggi invece tantissimi musicisti del tango, molti anche di Buenos Aires e Montevideo, operano in funzione del ballerino. A volte mi chiedo che cosa avrebbe detto Piazzolla oggi… Intendiamoci, a me il tango ballato piace moltissimo, ma quando è inteso come puro intrattenimento e si ascolta la musica mentre si balla (e non si contano i passi e si guarda chi ridicolmente vuole impressionare con i soliti movimenti) o quando è trattato in forma artistica. Il quasi “malevaje” del tango (siamo tornati a 100 anni fa?) che oggi si trova nelle milonghe di molte parti del mondo (basta ascoltare i racconti dei maestri di ballo ed alcuni allievi che non si prendono tanto sul serio per capire di cosa parlo) è un fatto commerciale, turistico, che fa perdere la testa alle persone più o meno predisposte psicologicamente; certamente questo non fa onore alla vera cultura rioplatense…

Come si compone oggi tango e che significato assume?
Certamente posso solo parlare della mia esperienza personale: quello che io faccio ha delle umili pretese artistiche e quindi condivido completamente il pensiero del grande compositore uruguayano Jaurès Lamrque Pons (1917-1982) che guardava ad altri orizzonti auspicando che il tango (senza dimenticare la milonga ed il candombe) fosse la fonte d’ispirazione di tanti musicisti rioplatensi per fare arte. In altre parole dico che se fossimo di più a non farci condizionare dal “vento che passa…” e continuassimo una vera e umile ricerca, il nostro adolescente tango continuerebbe a crescere artisticamente e forse riusciremmo, facendo onore a tanti grandi nomi della cultura dell’Uruguay e dell’Argentina, a far sì che questa musica un giorno venga chiamata musica rioplatense e non più tango (in termini limitati), e meno che meno solo argentino, senza voler togliere niente a questo bellissimo paese che tanto ammirevolmente ha dato in tanti campi artistici e della cultura in generale!
Approfitto anche per ribadire che sarò ben felice il giorno che non si discuterà più sulla nazionalità di Gardel: sicuramente Gardel è stato concepito e partorito in Tacuarembó - Uruguay (troppi documenti lo dimostrano!). Ma questo non mi sembra un merito. Quale altro merito ha l’Uruguay su Gardel se non averlo ospitato più volte a cantare nel nostro paese? Questo sì lo considero un merito! Così come quando Montevideo ospitava Piazzolla al tempo in cui faticava a presentarsi a Buenos Aires. I genitori adottivi di Gardel, che lo hanno cresciuto, che lo stimolarono, che gli permisero di essere Gardel, sono gli argentini e a loro deve andare tutto il nostro riconoscimento e ringraziamento!

Ci parli del suo lavoro al Centro di bandoneón di Roma.
È bellissimo per le persone che lo frequentano e le emozioni che insieme proviamo! Ho una decina di allievi nel corso di bandoneón voluto e fondato dall’Istituto Italo Latino Americano e dell’Ambasciata dell’Uruguay a Roma. C’è perfino un allievo, Raffaele, che tutti i lunedì prende l’aereo a Cagliari per venire a studiare, e non è mai mancato ad una lezione! Sono persone giovani e meno giovani. Alcune completamente dedicate alla musica come Paolo di Bari, altri come la bravissima Tania che, pur svolgendo un’altra attività, quest’anno si è già esibita come solista nel Festival “Tango y Màs”, i due Alessandro, Giovanni, Marcelo, Giulia, Pasquale, Luciano… Ma ciò che mi commuove ogni volta è sicuramente l’amore ed il rispetto che dimostrano per la musica, per la voglia di vivere emozioni attraverso di essa, per l’interesse verso i testi del tango, per la voglia di rompere con questa filosofia del tango che fu, ma che già non esiste. Tutti loro hanno una cultura in materia di tango, molto, ma molto superiore a tanti individui rioplatensi nella fascia dai trenta ai cinquant’anni di età… Loro si mettono al servizio del bandoneón e non mettono il bandoneón al servizio di loro stessi. Tra poco suoneranno benissimo il vero bandoneón ed in stile adatto alle varie epoche e conoscendo tutte le sue possibilità in materia tecnica, timbrica ed espressiva… Alcuni di essi, come tanti, potrebbero suonare il facilitato bandoneón “cromatico” (addirittura è brutta anche la dicitura, in quanto presuppone erroneamente che esiste un bandoneón diatonico che non ha cromatismo…Tutto sbagliato!), ma no! Vogliono suonare il vero bandoneón, il cosiddetto “diatonico”, che poi sarebbe più corretto definire “bitonico”. Il vero bandoneón, come sappiamo, ha un suono in apertura e un altro in chiusura del mantice, ma con uguale cromatismo! Il cosiddetto “cromatico”, strumento fatto per gli europei che assolutamente non suonavano il tango bensì altre musiche popolari, non è il vero bandoneón. Lo vogliamo dire una volta per tutte, senza timore di rimanere antipatici? Sono felice che i miei allievi non amino ingannare la gente (anche perché prima o dopo il pubblico se ne accorge che non si tratta dello stesso strumento, perché non ha lo stesso timbro!) e si siano avvicinati a questo Centro, pur sapendo le grandi difficoltà tecniche alle quali andavano incontro. Sì, loro vogliono suonare il VERO BANDONEÓN, IL BITONICO, quello di Piazzolla, di Troilo, di Rivero, di Barletta, di Federico, di Mederos, di Rios, di Marconi, di Vaz, di Di Matteo, ecc., quell’unico strumento che noi, nati in Uruguay ed Argentina, abbiamo sempre conosciuto e riconosciuto come bandoneón, perché i tedeschi, dopo che lo hanno inventato, hanno continuato a farlo per noi! Il bandoneón ha dato tanto a noi rioplatensi e noi solo possiamo retribuirlo con il nostro amore e lotta leale per la sua entità e sopravivenza!

Abbiamo constatato con piacere che ha trovato in suo figlio un valido proselito. È contento che abbia intrapreso la sua stessa strada?
Roberto (21 anni) è un compositore e direttore d’orchestra nato. Sebbene suoni il bandoneón ed il pianoforte con la stessa facilità, il suo mondo è l’orchestra e la creazione artistica, contaminata di pensiero filosofico. Infatti la sua produzione non si discosta mai dalla filosofia della quale è anche uno studioso accanito (oltre il Conservatorio a Pesaro frequenta anche la Facoltà di Filosofia a Macerata). Sì, sono contento del suo talento artistico, della sua già intensa produzione musicale e dei vari ruoli artistici che svolge ogni anno nel Festival Internazionale “Tango y Màs” di cui sono direttore artistico; e sebbene so che anche lui sarà un grande combattente come me in questo triste mondo di raccomandazioni e raccomandati, sono cosciente che saprà superare tutti gli ostacoli con più facilità in quanto ha una marcia in più di me!

Quando possiamo sperare di vederla esibirsi in un concerto a Roma?
Sinceramente non lo so con esattezza, anche se ogni due o tre anni, un po’“in sordina”, qualche breve presentazione la faccio sempre nella città che tanto amo. La mia ultima grande presentazione a Roma è stata al Teatro Sistina nel 2001. Ma penso che presto mi presenterò con un progetto assai ambizioso…
Claudia Galati

Ulises deleitó con sus variantes musicales y su calidad de siempreA TEATRO LLENO UNA VEZ MÁS DESCOLLÓ EL MÚSICO COTERRÁNEOCuando el show es de jerarquía la entrada vale Florida (Uruguay), 8, Ago – Fue una noche mágica, desde la interpretación de Elena Fostik en el piano hasta las voces corales que llegaron desde la segunda planta del teatro 25 de Agosto en temas puntuales, pasando desde luego por Cono Castro, el violín de Giordano y el acompañamiento de Colangeli, nada fue librado al azar y ello contribuyó a que el espectáculo tuviera el marco de  público adecuado. El sábado pasado, a teatro lleno, se presentó en la ciudad de Florida Héctor Ulises Passarella con su concierto “Siempre búsqueda…” donde interpretó piezas propias y ajenas, éstas últimas con arreglos hechos por el maestro floridense.Así, por los oídos de los cuatrocientos floridenses que asistieron pasaron piezas musicales como Ricercare 2011, Me tengo que abrir, Suite Rioplatense, Tempo de Tango Canción, Milonga para Neruda, Tema de Frisch y Tocata y Tango de Bacalov, o uno de Gardel como Sus ojos se cerraron. No faltó La Comparsita de Matos Rodríguez ni la siempre esperada Pieza Rioplantense Nº 2.Al finalizar el espectáculo, Passarella en diálogo con EL HERALDO, ya en el Centro Cultural Florida donde se ofreció un ágape a los artistas y autoridades departamentales, dijo que el show había estado dentro de lo esperado por él y por los integrantes del quinteto.La actividad realizada en el teatro fue auspiciada por la Intendencia de Florida a través del Departamento de Cultura en el marco de los festejos de la Semana de la Florida 2011.

RENÉ MARINO RIVERO

Una nota del Maestro Héctor Ulises Passarella.

En menos de veinticuatro meses, se nos han ido los dos más grandes artistas que la historia del bandoneón ha dado en sus ciento cincuenta años de vida: el argentino Alejandro Barletta (1925- 2008) y el uruguayo René Marino Rivero (1935-2010).

Los nombres de estos dos grandísimos músicos eran prácticamente indivisibles y no sólo porque se trataba de maestro y alumno respectivamente, sino por una serie de factores que los amantes del bandoneón no pueden ignorar y que tendrán que servir de ejemplo si queremos que este instrumento un día pase a ocupar un lugar realmente prestigioso en el mundo de la música, tal como lo ocupa hoy la guitarra (¡¡¡basta ver toda la literatura que este her-moso instrumento ha podido obtener en los últimos cien años y el grado de perfección técnica que sus múltiples cultores han logrado!!!!).

Sí; no son pocos los factores que caracterizaban a estos dos extraordinarios músicos, uno en cada margen del Río de la Plata.

Creo que en lo personal me corresponde y es mi obligación como bandoneonista pionero en Europa desde el año 1980 en el uso del bandoneón no solo limitado al tango, como homenaje a estos dos eximios músicos, y por el bien del bandoneón mismo, que yo diga algo más de lo que he dicho hasta ahora sobre el instrumento y sus dos más grandes artistas.

El lector observará que no uso la denominación de bandoneonista tratándose de Barletta y Rivero. Lo hago expresamente por cuanto lo considero demasiado reductivo en base a la perspectiva artística que ellos supieron construir.

A Barletta lo conocí en agosto de 1975 durante un concierto suyo en Montevideo. Yo tenía entonces veinte años.

Fue en el teatro Odeón; estábamos casi todos los alumnos de Rivero, entre ellos el queridísimo  Oscar Donato, recientemente fallecido, persona única: daba todo por el amigo. Esto lo viví: gracias a él,  por mucho tiempo, pude contar con un hermoso instrumento. Tampoco faltó nuestro “salvador” en los problemas de roturas del bandoneón, el gran Toto Bianco.

Si, allí estábamos todos de boca abierta escuchando la maravilla musical que era aquel hombre, pues Barletta no solo era un virtuoso -y aquí quisiera poner un acento-, sino que era también un músico admirablemente preparado y con una sensibilidad para los clásicos como Bach, Vivaldi, Frescobaldi, y tantos otros, que lo colocaban entre los más grandes intérpretes del siglo XX, ganándose la estima de los más reconocidos concertistas y compositores con-temporáneos!!!

Al término, Rivero me presentó a Barletta y éste con un tono entre irónico y compasivo me dijo : “Ah! ¿Es usted el joven virtuoso del cual Rivero me ha hablado? ¿Lo puedo escuchar?”.

¡¡¡Qué emoción!!! Estaba hablando con aquel hombre cuyo nombre había escuchado pronunciar en forma quasi fantasmagórica desde la edad de once años, cuando comencé a tocar en la Orquesta típica de mi querido primer gran Maestro: Oscar Raúl Pacheco.

La Orquesta de Pacheco contaba con excelentes músicos.

Yo me embelesaba escuchando a algunos de ellos tocar solos durante los intervalos, y dos por tres comentar acerca de grandes intérpretes. Sentía pronunciar nombres como Barletta, Jascha Heifetz, Arturo Toscanini, Andrés Segovia, Pablo Casals…

Un día quise saber quién era Barletta, y Pacheco, bandoneonista sensible y refinado, y hombre de una humildad ejemplar, me dijo: “el bandoneón en sus manos parece completamente otro instrumento, va más allá de lo que tú puedas imaginar. Yo lo escuché una vez tocar en Florida y puedo asegurarte que tal vez hubiera sido mejor que no lo escuchara: me di cuenta cuán lejos esta-ba yo de tocar el bandoneón”.  Y lo decía él, que era un gran bandoneonista!!!

Me gustaría que algunos jóvenes que hoy se compran un bandoneón cromático (ni siquiera el auténtico bandoneón que es bitónico y es el verdadero porque posee “su” timbre característico), aprendieran un poco de humildad a través de este ejemplo y dejaran de aburrir tocando fuera de estilo, o mejor dicho tratando de copiar las respiraciones del propio Piazzolla, en una sola mano: “Oblivion” o “Libertango” continuamente. 

Desde los trece años hasta los dieciocho yo trabajé como mozo en el famoso “Tango Bar” de Florida, mi ciudad natal, y contemporáneamente tocaba todos los sábados en la ya citada Orquesta de Pacheco, que, a pesar de que el tango estuviese desapareciendo de los bailes de los clubes sociales, aún traba-jaba discretamente.

Era natural que no hubiera un joven que bailara el tango y es fácil imaginar cómo era visto yo, muchachito de doce años, tocando en una orquesta típica. ¡¡¡Qué vergüenza!!! Me sentía como “sapo de otro pozo” !!! Pero me gustaba tanto que lograba superar cualquier cosa, hasta las críticas humillantes de parte de los jóvenes y, sobre todo, de las muchachitas de mi edad……..

Por ese entonces recuerdo que me gustaba muchísimo también otro gran músico uruguayo (bandoneonista y compositor) que yo escuchaba con gran devoción a través de Canal 5 (SODRE): Luis Di Matteo. Otro ejemplo de honestidad intelectual del cual Uruguay tendría que sentirse muy orgulloso.

Un día del año 1971 (a mis dieciséis) sentí a través del informativo radial la comunicación de: “Concierto de bandoneón por René Marino Rivero, en la sala de la Cultura de Florida”.

Muchas cosas me sonaban como “notas equivocadas”: ¿Qué significaba concierto de bandoneón?  ¿Un bandoneón en la sala de la cultura?; lo veía como una cosa desubicada.

Y quien sería el “loco” que en un momento donde el bandoneón ya no se estudiaba, donde la gente joven reía del instrumento antiguo o del instrumento para la “música de viejos”, tenía el coraje de presentarse solo y encima sabiendo que Florida era una ciudad bastante provocadora en materia de arte popular y que contaba en bandoneón con un gran maestro como Pacheco y con el entonces joven Néstor Vaz (uno de los mas extraordinarios talentos del bandoneón que el Uruguay haya producido!!!) ¿Y qué significaba obras clási-cas y contemporáneas en bandoneón en vez de tangos de Troilo, de Piazolla , de Pugliese y otros?.

Todo el día lo pasé en ansias: sabía que por razones de horarios de trabajo era muy probable que yo no alcanzara a escuchar nada de este tal Rivero. 

Llegué  cuando faltaba una cuarta parte para terminar.

¡¡¡¡Me bastó!!!!!!!!!

Volví al “Tango Bar” no sé cómo. Estaba sumamente confundido.

Decidí tomar un whisky para ver si me pasaba el estado de shock en el que me encontraba. Nada.

Tomé la bicicleta y comencé a correr desesperado por Florida. 

Quería expresar a alguien lo que en aquella sala había escuchado. ¡¡¡¡Había descubierto un planeta distinto!!!!!!!!!!!!!!!

Mi padre había muerto hacía pocos meses y aunque no era un músico profesional (sino taximetrista), poseía un gran talento: sin conocer una nota de música lograba tocar en poquísimo tiempo cualquier instrumento que llegara a sus manos; contaba con un oído musical absoluto además de una potente vena melódica para componer tangos, para los cuales escribía también las letras. Yo estaba seguro que si él hubiera escuchado a Marino Rivero se hubiera sentido muy feliz por la maravilla del arte de aquel hombre y hubiera comprendido el terremoto psicológico que en ese momento estaba pasando por mi ser. Pero él ya no estaba…

Al otro día vi a Pacheco y me dijo: “Rivero fue alumno del gran Barletta”.

Le pregunté: “¿pero Usted me puede decir por qué el bandoneón suena distinto, como si fuera otro instrumento?”.

“Porque ellos tienen un conocimiento, un dominio absoluto del fueye que les permite no sólo tocar abriendo y cerrando con la misma comodidad, virtuosismo (cosa que nosotros, bandoneonistas del tango no logramos), sino que además lo hacen manteniendo la misma calidad de sonido!!!”.

Fui a Montevideo y me compré la partitura de la Toccata y Fuga en Re menor de J. S. Bach, junto a un librito que contaba la vida de Bach. Lo conservo como a una Biblia.

Ésa era una de las obras que había tocado Rivero y que no me dejaba dormir por aquel arte contrapuntístico y la sonoridad que desbordaba de aquel bandoneón.

Comencé a practicar cuando dejaba mi turno de trabajo en el Tango Bar (a veces a las cuatro de la mañana) con el bandoneón en toda su extensión, abriendo y cerrando.

Pero Pacheco tenía razón: era inútil, sin conocer los secretos de la respiración del fueye; yo no podría lograr que los laberintos de esa armazón de cartón me dieran aquel sonido impreso en mi mente; no tendría el privilegio de hacerlo sonar como lo hacía sonar René Marino Rivero. 

Comenté a Pacheco: “me han dicho que Rivero no enseña…….me doy por vencido…buscaré en Montevideo un buen profesor de armonía y contrapunto y trataré de desarrollar ideas musicales que tengo y que quiero poner en práctica con el “Trío Tango de Avanzada”, que tenía en ese momento junto a Ricardo León (piano) y Cono Castro (bajo eléctrico). Paralelamente yo estaba fascinado por otras dos cosas: “Fugata” del gran Piazzolla y las interpretaciones de tangos tradicionales  por el extraordinario “Sexteto Tango”. 

A los pocos meses, después del gran éxito, Rivero vuelve a Florida.

Absolutamente esta vez yo no podía asistir al concierto.

Desde temprano, ese día ya me había resignado a esta imposibilidad, envidiando a las personas que podían concurrir.  En torno a las 22 hs, mientras estaba sirviendo una mesa en el bar restaurant, quedé paralizado: me encuentro a Rivero detrás de mí y una voz que  decía: “Maestro: le presento a este botija que  también toca el acordeón”.

Yo no sabía qué hacer; si esconderme o salir corriendo del local. Además de la vergüenza de decir a Rivero que yo tocaba el bandoneón, este señor había dicho acordeón, instrumento que nosotros, la gente del tango, por honestidad lo confieso, un poco lo desestimábamos por su timbre más allegro y por sus menores posibilidades expresivas y porque generalmente lo tocaban aficionados, como pura diversión después de las tareas en el campo. 

Pero inmediatamente me entró el orgullo criollo y dije: “yo no toco el acordeón, sino el mismo instrumento del Maestro, auque no toco como él y sólo ejecuto tango.”  Entonces Rivero me dio la mano y me dijo : ” Por favor, no se preocupe, cada cual con su arte”.

Estaba tan avergonzado que no quise atender la mesa donde se sentó a cenar Rivero con su esposa, la gentilísima Señora Olga.

Y aquí tengo que hacer una paréntesis: mas tarde convirtiéndome en alumno de Rivero, tuve, naturalmente, la posibilidad de conocer a la Sra. Olga: no podía ser de otro modo: junto al gran artista había una gran mujer, en la trama de aquel arte único no había solo un hombre con un talento e inteligencia admirables, sino también  una mujer de igual inteligencia y sensibilidad exquisita !!!

 Pasaron algunos meses y llegó el 1973, año triste de tensión por tantas vicisitudes sociales y políticas que estaba atravesando el Uruguay, llegando, sin que nos diéramos cuenta, con un silencio terrorífico, la malhadada dictadura militar.  Fui a Montevideo y ayudado y contenido por mis queridísimos tíos Juan y Diadema- quienes mas tarde, junto a la extraordinaria Susana Prunés, mi gran amiga, tanto me impulsaron y estimularon en mis estudios, me puse a buscar un maestro en Armonía.

Así llegué al prestigioso y extraordinariamente sapiente Guido Santórsola (Ita-lia 1904- Montevideo 1994).

Santórsola representa la formación de gran parte de los músicos uruguayos que se han destacado de algún modo dentro y fuera del Uruguay. Era lo que podemos llamar la música personificada. Nunca más conocí un oído musical como el suyo. 

Además de todo esto fue para mí como un padre espiritual durante los últimos años de su vida.

Desde que me radiqué en Italia, en 1980, no hubo un día en que desde el Uruguay yo no recibiera una carta de él….

¿Qué tocas?, me preguntó, aquel día en su casa. El bandoneón respondí. Pero ¿qué música tocas?, te pregunto. Toco tango, pero también me gustaría tocar clásico como Rivero. Y entonces ¿por qué no vas a estudiar con él?  Porque me han dicho que no enseña.

Pavadas, pavadas, querido!!!   Rivero fue alumno mío en composición; dile que te mando yo y que te enseñe las dos cosas: armonía y bandoneón.

Pocas horas después me encontraba tocando el timbre en la casa de Rivero, en Sayago.

Esperé para hacerlo porque sentí desde la vereda aquel maravilloso bando-neón.

De nuevo qué emoción !!! El maestro  enseguida quiso escucharme; le toqué “Mala Junta” con arreglos del gran Leopoldo Federico. Rivero rió y me dijo: “qué temperamento, lo hace trapo al bandoneón! Se ve que ha tenido un buen maestro! Pero si Usted está aquí es porque quiere tocar como yo, ¿no? Entonces va a tener que olvidarse de algunas cosas para poder conocer otro bandoneón”.

No dormí en toda la noche; de nuevo aquel, su  bandoneón, me resonaba en la cabeza.

Desde aquel momento no ví las horas deseando que llegara cada lunes para ir a tomar las lecciones con el gran Maestro. Pasaron pocos días y comencé a entrar en su mundo, un universo completamente desconocido. A veces, a propósito, llegaba dos horas antes a Montevideo (100 kilómetros de Florida) y me sentaba en un bar que estaba en el piso de abajo de su apartamento para escucharlo mientras él estudiaba.

Era otro mundo: allí escuchaba la Toccata de Grammatge, los Preludios y Fu-gas de Bach, piezas de los varios tomos del “Microkosmos” de Bartók, sus propias obras… En aquella esquina se respiraba un aire distinto, hasta me parecía que las paredes de las casas y los árboles de la calle Bell  hablaban un idioma desconocido influenciados por su bandoneón…

Yo volvía a Florida con una fuerza increíble y podía hasta trabajar dieciocho horas por día en el Tango Bar sin sentirlas y todavía reservar unos ratos al estudio. Sabía que me esperaba un premio: un mundo sonoro maravilloso, sólo tenía que seguir los consejos del gran Maestro. Un día Rivero me dijo: “deje de trabajar en ese bar y dedíquese exclusivamente al bandoneón”. Es cierto, tendrá el peligro de morir de hambre, pero hágalo por el bien del bandoneón mismo”.

Me di cuenta que era un desafío. Y lo acepté enseguida.

Que aquella maravillosa mente musical creyera en mis humildes posibilidades significaba la cosa más importante que en los dieciocho años de vida me hubiera podido ocurrir. 

Si. Admiré su coraje, su honestidad intelectual, su modo de desafiar continuamente la vida y una cosa y es aquí donde quiero llegar: su amor por el bandoneón, capaz de sacrificar cada cosa!!!  

Rivero era un artista en todos los sentidos: tenía una mentalidad muy abierta, una mirada siempre atenta al futuro y cada paso que daba lo daba en base al bandoneón y a la música. Me parecía que hasta los vecinos de su casa formaban parte de su arte, ésta era mi sensación experimentada a través de una observación constante.

Rivero me hablaba con gran admiración del amor absoluto que Barletta de-mostraba por el bandoneón,  y él, puedo garantir, no se quedó atrás en esto. 

Con Rivero aprendí que no bastaba ser un buen bandoneonista , sino que para aspirar a llevar al bandoneón a teatros de tradición de prestigio como hasta ese entonces solo Barletta y él lo habían logrado (Barleta fue el primero en llevarlo al Teatro Colón en 1970, después que había tocado en casi todo el mundo; solo él tiene este mérito), se necesitaba una preparación musical mayor, una cultura más amplia, mucho más: sacrificios en cada decisión que tomara, porque era el coraje del sacrificio que según él hacía la diferencia.

Si había que caminar 100 kilómetros con el bandoneón en mano sin parar y esto hubiera sido necesario para ganar batallas a favor del bandoneón mismo, él aconsejaba hacerlo sin la menor duda, y sin dejar al día siguiente de levantarse temprano, tomar unos mates y recomenzar enseguida con los ejercicios de técnica como única vía para llegar a ser lo que todavía no se era!!! 

Entre el bandoneón y él no había una diferencia, había una completa simbiosis.

Yo lo observaba en cada movimiento, y puedo asegurar que hasta cuando en-fundaba el bandoneón era distinto: parecía el padre que daba las buenas noches al hijo………

Creo que en Montevideo no quedó bandoneonista profesional que en cierto momento no haya sentido la necesidad de ir a estudiar con él. Todos,  jóvenes y menos jóvenes estábamos fascinados por su talento!!!!!!!!!!!! Y si había algún bandoneonista que no estudiaba con él, lo mismo lo admiraba profunda-mente e iba a sus conciertos para después preguntarle: como era que el mismo instrumento pudiera sonar de otro modo.

Quiero destacar  también que si bien Rivero había estudiado con Barletta, era distinto a Barletta, tanto en sonido como en  musicalidad, y esto sucedía naturalmente; lo hacía natural el hecho de que él era lo que yo llamo un verdadero artista: uno con personalidad!!!

En un país como el Uruguay que no cuenta con tantos órganos, el bandoneón de Rivero realmente permitía a un vasto público entrar en contacto con Bach, Buxtehude, Haendel, Vivaldi, Frescobaldi…., y también con la música contemporánea, con su música propia, la cual por momentos daba la sensación de que uno estaba escuchando un cuarteto de cuerdas por las posibilidades técnicas y tímbricas que sólo él sabía explorar.

Si. Puedo tranquilamente afirmar que nadie nunca en la historia de este instrumento ha experimentado más que Rivero las verdaderas posibilidades técnicas y tímbricas del bandoneón.

Durante los años 70 estos dos músicos produjeron muchas obras para el bandoneón, patrimonio que espero un día alguien se preocupe de publicar para el bien de la humanidad. Recuerdo las extraordinarias “Lunas” de Barletta   con aires de danzas folklóricas como el gato, el malambo, y otras.

Rivero, después de haber llegado también a experimentar con cinta magnética en los EE.UU., toma  la vía del nacionalismo musical. Recuerdo perfecta-mente que él era un admirador profundo de Bèla Bartók, compositor que interpretaba maravillosamente en bandoneón.

Y aquí tengo que abrir otro paréntesis: Rivero y Lamarque Pons, para mí, son los dos nombres más altos de la música uruguaya con referencias a lo popular.

No digo compositores cultos con temáticas populares porque el adjetivo culto lo considero equivocado tratándose de arte.

En efecto, prefiero distinguir música de arte, y música de entretenimiento.

Ellos han sido los dos grandes exploradores de la música popular montevideana: tango, candombe y milonga.  En otras palabras: música de arte con raíces en lo popular.

En 1976 yo ya había tocado el bellísimo concierto escrito por Rivero en el ‘67, en el Teatro Solís con la entonces Orquesta Sinfónica Municipal de Montevideo; sus “Introducciones y Danzas”, su “Despertar sobre la isla” y su “Movimiento de Tango” (de 1969). Toda su música me fascinaba por las ideas geniales y personalidad indiscutibles. El desbordante talento compositivo de este músico queda ya bien plasmado desde sus primeras obras del ’63 cuando estudiaba con Santórsola, exactamente con sus magníficas  Introducciones y Danzas. Se trata de joyas musicales que yo pondría entre lo más importante producido hasta hoy originalmente para bandoneón. También su Concierto N° 1 (el cual toqué varias veces en Italia), es un ejemplo de diálogo originalísimo entre bandoneón y orquesta que los jóvenes aspirantes a compositores para bandoneón van a tener que tomar muy en cuenta si quieren vencer batallas con todas las de la ley. 

En otras palabras: Rivero encarnaba la figura del músico que se pierde a partir del principio del novecientos. La de virtuoso y compositor juntas con la V y C mayúsculas!!! 

Él y el guitarrista – compositor Abel Carlevaro, seguramente eran los dos músicos uruguayos que encarnaban todavía esta figura, sin olvidarnos de Barletta en Argentina que escribía por toneladas para un bandoneón virtuosísimo que solo él podía tocar !!!!!!! 

Me hacen mucho reír (por no llorar) algunos jóvenes cuando  ni siquiera lo consideran bandoneonista a Barletta porque no tocaba el tango popular.

Siempre digo que cuando hablemos de Rivero y de Barletta tenemos que pensar en un bandoneón superior, abierto a nuevas galaxias… 

Si. Hoy hay muchos jóvenes aspirantes a bandoneonistas que todavía no saben quienes eran Rivero y Barletta o más triste todavía: jamás sintieron hablar de ellos a los propios profesores.

Es como si un aspirante a pianista o violinista, aunque después se dedique al jazz o a cualquier otro género musical, no hubiera escuchado nunca hablar de Rubinstein, Michelangeli, Glenn Gould, Szigeti, Francescatti, Rohn….

En 1977, comencé a estudiar composición con Guido Santórsola. En 1980 me vine para Europa y pude entrar todavía en  “nuevos” mundos culturales; conocí varias tendencias compositivas y pude hacer también muchas reflexiones.

Un día del año 82 le escribí a Rivero: “querido Maestro, está en la literatura original el futuro del bandoneón. No era necesario que se lo dijera, él lo sabía mejor que nadie. Era lo que él y Barletta estaban tratando de obtener desde hacía tantísimos años. Pero lo que yo quería decir era otra cosa: lograr interesar a los más grandes compositores europeos para que escribieran para bandoneón. Mi sueño era interesar a un Penderecki, un Rihm, un Berio, por ejemplo.  

Si estos compositores hubieran escrito para bandoneón, pienso que hubiese sido de gran ayuda a los tantos sacrificios de sus pioneros.  Ni hablemos de lo que yo hubiera hecho para lograr que Dmitri Shostakovich (Rusia 1906-1975) hubiese escrito un Concierto o una Sonata para bandoneón………También pienso que si Hindemith, que era un gran admirador de Barletta, hubiera escrito algo para bandoneón las cosas hubieran tomado otro rumbo, y se hubiera realizado completamente el “sueño quijotesco de Barletta iniciado en los años 40”, como una vez escribió el gran crítico musical uruguayo W. Roldán.

En 1985, después de haber tocado yo en Italia ya con la Orquesta “Arturo Toscanini” de Parma el Concierto de Haendel en sol menor y el de Santórsola (originalmente para dos bandoneones), bajo la dirección de Donato Renzetti, teniendo la presencia en sala del gran Santórsola, y de ofrecer decenas de recitales en Catedrales como la San Marco en Roma y Teatros como el “Petruzelli de Bari”, me vi obligado a retirarme de la escena concertística por una gran afección reumática. Volví a tocar en diciembre del  93 y lo hice con mi viejo amor: el Concierto para Bandoneón y Orquesta Sinfónica de Rivero, con la Orquesta Sinfónica “Delle Romagne” que yo mismo había fundado en la pequeña ciudad de Forlimpopoli.

Yo ya había comenzado a componer mis Piezas Rioplatenses, todo visto todavía en una óptica prácticamente tonal, sin perder  de vista la lección en materia armónica, rítmica y contrapuntística del talentoso Astor Piazzolla, que permitía, como todos sabemos, hacer un tango nuevo.

La dirección de orquesta me enseñó también muchísimas cosas desde el punto de vista interpretativo: entendí que si para obtener una cierta expresividad con el violín no hay que tener en cuenta si se deben hacer muchas arcadas para abajo, tampoco hay que tener en cuenta si sirve en bandoneón tocar mucho solamente abriendo. Y fue así que volví, claro, sin perder algunos recursos de la escuela de Barletta y Rivero, a tocar el tango como lo hacía antes, inspirado en los grandes de este género musical. Es así que siempre hice una distinción: una cosa es tocar la música rioplatense que requiere muchos acentos y por ende es mejor usar la fuerza de gravedad del fueye (casi todo abriendo) y otras son las exigencias cuando se enfrenta una literatura distinta. Por ejemplo: si un buen pianista toca Chopin, después tendrá que cambiar su técnica si quiere interpretar Bartók o Strawinsky.

Con esto quiero decir que la música de Piazzolla va tocada exactamente como él admirablemente la tocaba, usando mucho la válvula de modo de poder tocar casi todo abriendo.  

 La música de Rivero, de Barletta, la literatura barroca, y todas las obras con-temporáneas para bandoneón que escapan del tango, van tocadas como lo hacían Rivero y Barletta, no solo con el dominio absoluto del fueye (abriendo y cerrando), sino dentro de un estilo específico. Escuchar la Toccata y Fuga por Rivero, su música, la música de Barletta o el Concierto de Haendel por Barletta mismo, son  un regalo que el hombre puede hacerse comprando los discos de estos dos maestros, y si esto no fuera posible, sugiero entrar en Internet !!!

Ya dije que un día me tomaré todo el tiempo necesario para hacer un adecua-do análisis histórico-cultural  sobre el arte de Rivero y Barletta, poniendo particular atención a los gustos compositivos de los dos Maestros.

Por ahora sólo he querido recordar a estos dos fenómenos únicos del bando-neón, sin dejar de expresar también,  que me duele enormemente la desaparición física de ellos, y que no entiendo absolutamente como la prensa argentina y uruguaya no ha dedicado más espacio frente a pérdidas tan importantes.

Hablo como uruguayo: Rivero es uno de los más grandes artistas que el Uruguay ha tenido en toda su historia.

¿Será posible que su muerte física quede en un segundo plano?

Pienso que es hora de que los jóvenes sepan quién era Marino Rivero. 

¡¡¡Un orgullo para el país!!!!!!!!!!! .  Si.

Son pocos los jóvenes que lo saben.

¿Será posible que vivamos en un mundo (y me refiero a todo el mundo) en el cual yo me puedo llamar pianista porque logro tocar (y mal! ) en piano, Oblivion?

¿Será posible que el mismo término pianista lo usen conmigo y al mismo tiempo con Horowitz, Gieseking, Cziffra?

Qué maravilla lo que puede traer el adelanto tecnológico; qué milagro lo que puede permitir la falta de tiempo que obliga al hombre a no detenerse para pensar, para reflexionar, para distinguir!!! 

Todo está perfecto, todo podemos aceptar, pero, por favor, no perdamos de vista el verdadero arte, a sus referentes, porque sólo esto nos puede asegurar la verdadera cultura de un país!!!

El bandoneón tiene que seguir ganando batallas; no se puede perder lo que conquistaron estos dos grandes a través de tanto talento, amor, coraje y sacrificios.

Está, sobre todo en los jóvenes que aman el bandoneón, no permitir que las enseñanzas de Barletta y Rivero se pierdan en un universo sin tiempo para la reflexión, que no permite conocer profundamente, para poder colocar cada cosa en su justo lugar.

Héctor Ulises Passarella (Florida -Uruguay – n.1955)El mundialmente reconocido bandoneonista floridense Héctor Ulises Passarella compuso una obra, con texto y música que le pertenecen, dedicada a Florida en el marco de los 200 años que nuestra ciudad está cumpliendo este año (2009). La obra, que tiene el título “Florida para siempre”, fue solicitada por la División Cultura de la Intendencia de Florida y por el grupo de maestros “José Pedro Varela”. Según palabras del propio Ulises, “se trata de una obra para orquesta de cuerdas, percusión, bandoneón, guitarra, canto y voz recitante. Tiene una duración de 13 minutos. La estrenamos y grabamos en vivo el 1° de agosto. Yo mismo dirigí la obra, que contó con un extraordinario Cono Castro en la orquesta, con mi hermana Marisol que la recitó estupendamente, y mi hijo Roberto en bandoneón”.               

http://www.youtube.com/watch?v=K3WTI2IpAc0&feature=related

 El Dúo Héctor Ulises Passarellla – Roberto Passarella, interpreta “Sus ojos se cerraron” de Carlos Gardel y Alfredo Lepera.

http://www.youtube.com/watch?v=lpjEM42aL5M&feature=related

 René Marino Rivero – (1935-2010)Alumno del gran Barletta, José Tomás Mujica y Guido Santórsola.Nació  en  Tacuarembó, Uruguay.  Compositor  con distinciones  nacionales  e  internacionales,  Director del   Taller  de  Música  Contemporánea  de  Montevideo . Considerado  por  la  crítica  musical  internacional  como  el  primer  bandoneón  virtuoso  del  mundo, pianista, pedagogo  y  Director  de  orquesta.Gran  parte  de  su  obra  ha  sido  grabada  por  el  propio  compositor  y  por  oros  destacados  artistas .Como  pedagogo  se  destaca  por  sus  libros  para  la  nueva  escuela  del  bandoneón. Ha  dictado  Master  Clases  en  Europa  destacándose  las  invitaciones  realizadas  en  Alemania  por  el  Conservatorio  “ CARL  MARIA  VON  WEBER  “  en  Dresde  y el  INSTITUTO  CULTURAL LA  MUSA  de  Göttingen .-  Son  ya  famosas  sus  transcripciones  para  bandoneón  de  grandes  Maestros  como  Juan S. Bach, Frescobaldi,  Buxtehude, Vivaldi, Telemann, Bartok, Prokofiev, Grieg  etc…-   

I NUOVI VIDEO SU http://www.ulisespassarella.com/

FLORIDA PARA SIEMPRE, testo e musica di H.Ulises Passarella.

Composizione per i 200 anni della Fondazione della città natale del Maestro

 

ELPAIS - Exitosa presentación de Héctor Passarella en Seúl

Espectáculos

Exitosa presentación de Héctor Passarella en Seúl

Doble. Fueron dos conciertos en un festival latinoamericano

ALEXANDER LALUZ

Fue un descubrimiento y una sorpresa para todos. El músico uruguayo Héctor Ulises Passarella armado con su bandoneón y apoyado en el enérgico contrapunto con la violinista Fenella Humphreys, deslumbró recientemente en Seúl, Corea.

Fueron dos conciertos en el Daechango Arts Theater, durante el Latin American Cultural Festival, que promovió el Ministerio de Relaciones Exteriores y Comercio coreano. De este festival, que se celebró hacia fines del mes pasado, participaron cuatro países: Uruguay, Colombia, Perú y Chile. Y por nuestro país, el vehemente tango de Passarella, en virtuosa sociedad con la violinista británica, fue el pasaporte a un universo de sonidos, gestos y símbolos hasta ahora desconocidos para muchos coreanos.

La primera actuación del Dúo Passarella fue el miércoles 23, durante la apertura formal del encuentro multicultural y multiartístico. Y la segunda fue al día siguiente, donde el tango y Uruguay fueron los únicos protagonistas.

En ambos conciertos, el dúo interpretó un programa que sintetizó, a través de la música de compositores uruguayos, el diverso mapa estilístico de este género urbano. El recorrido incluyó a Lamarque Pons y sus Tres rítmicas de tango, el Vals de la llorona y Danza del gaucho fiero de don Guido Santórsola, Homenaje a Susana Prunes y Suite rioplatense y del propio Passarella.

A ellas se sumaron tres clásicos que han sobrepasado fronteras, aunque sus sonidos tengan un anclaje geográfico y cultural inconfundible. Primero, uno de los lenguajes de la última modernidad del tango: Astor Piazzolla y sus Adiós Nonino y Escualo. Y para el final, la magia melódica y expresiva de Sus ojos se cerraron, de Le Pera y Carlos Gardel, y uno de nuestros himnos populares: La cumparsita, de Gerardo Mattos Rodríguez. En este final, Passarella y Humphrey integraron como pianista al propio embajador uruguayo en aquel país, el Sr. Nelson Yemil Chaben Labadie.

Según las crónicas de algunos asistentes, el público, que colmó las instalaciones del teatro Deachango en los dos conciertos, así como para las autoridades coreanas y la prensa invitada, el dúo fue toda una revelación. La calidad interpretativa y la factura musical de las obras seleccionadas, fueron reconocidas por todos, especialmente por ser el primer contacto con una expresión artística de marcado carácter regional, pero que ha adquirido a lo largo del siglo XX muchos valores universales. Una prueba empírica más de que el tango de la diáspora, multicultural, que ha hipersensibilizado la porosidad de sus fronteras estilísticas, sigue manteniendo su capacidad para componer espacios, tiempos y símbolos del entorno local que lo gestó.

Y Passarella es un muy buen ejemplo de esa fuerza expresiva. A través de su intenso trabajo en Italia, sus giras internacionales, festivales (como el Festival Tango y Más…, en la ciudad de San Ginesio, que se está realizando en estos días), producciones discográficas, ha creado un espacio de difusión y creación de singular valor, y que es muy reconocido por el público y la crítica. Sus propuestas musicales se orientan hacia varios proyectos que alterna en su agenda de presentaciones. Tal es el caso del Ensamble A través del Tango, Tango de cámara (que incluye orquesta de cuerdas y percusión), o los potententes dúos con Roberto Passarella o Fenella Humphreys.

El País Digital

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