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Il Festival tango y todavia Mas, che unirà musica, danza e poesia e caratterizzato da una ricerca costante, si terrà dal 12 al 19 ottobre al teatro Lauro Rossi 

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Il Festival tango y todavia Mas, che unirà musica, danza e poesia e caratterizzato da una ricerca costante, si terrà dal 12 al 19 ottobre al teatro Lauro Rossi

Lunedì 24 settembre 2012

Comune di MACERATA - Presentato il programma del Festival del tango diretto dal maestro Hector Ulises Passarella

da sinistra: Roberto Passarella, Hector Ulises Passarella, Irene Manzi, Marcello La Matina, Nazzareno Gaspari

Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno. Il festival - patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano - è stato presentato oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati

“Il festival del tango a Macerata è un progetto che, grazie alla prestigiosa collaborazione del maestro Passarella, vuole offrire un’occasione per avvicinarsi, senza i consueti luoghi comuni, al tango e alla sua melodia attraverso il racconto e lo spettacolo - afferma l’assessore alla cultura Irene Manzi - Il festival arricchisce ulteriormente il panorama dell’offerta culturale e di spettacolo della nostra città”.

Tre le serate in programma, tutte all’insegna di una ricerca costante, che vedranno al centro la musica di Passarella e non solo, il tango e il bandoneon, un affascinante strumento popolare nato in Europa nella metà dell’800 e introdotto in Argentina e Uruguay dove si è legato alla danza popolare del “tango”. Il bandoneon sarà al centro di un incontro presso l’Università di Macerata, un occasione per conoscerlo e scoprirlo.

“Sono veramente contento di portare a Macerata il Festival Tango y todavia Màs - afferma il direttore artistico Hector Ulises Passarella - “Un’iniziativa nata a San Ginesio nel 2007 e che dopo una pausa di un anno abbiamo voluto proporre nella città in cui vivo da quattordici anni e che frequento da ben trentadue. Due volte ho suonato al teatro Lauro Rossi di Macerata  e sempre ho trovato qualità e calore nel suo pubblico. E quando ci hanno chiesto di portare il festival in città, lo  abbiamo proposto all’Amministrazione comunale, che ha accolto e sostenuto il nostro progetto. Mi auguro che esso possa essere apprezzato e possa crescere ulteriormente, grazie al sostegno degli enti partner e degli sponsor”

Questo il programma del festival:

Venerdì 12 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Il mio Tango per pensare… “, con Héctor Ulises Passarella ed il suo Conjunto Instrumental. Un viaggio nel linguaggio musicale di Passarella che si immerge in soluzioni armoniche, contrappuntistiche, cercando nuove forme di comunicazione con la realtà contemporanea. I brani saranno eseguiti da Héctor Ulises Passarella, (bandoneón), Serena Cavalletti (violino),  Galileo Di Ilio (violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso),  Lucia Mezzanotte (violino), Cristiana Millevolte (pianoforte), Vincenzo Pierluca (viola), voce recitante Rodolfo Craia

Martedì 16 ottobre, ore 18.00, Aula Magna dell’Università l prof. Marcello La Matina dell’Università di Macerata, presenterà il libro di H.U. Passarella “Il Bandoneón: conoscerlo e suonarlo”, cui seguirà un  concerto con Héctor Ulises Passarella, Roberto Passarella, Tania Colangeli e Marco Di Blasio. Musiche di: J.S. Bach, R. M. Rivero, H.U. Passarella, A. Barletta, R. Passarella.

Venerdì 19 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Sono ricordi che tornano”

Dialoghi tra musica, poesia e danza, uno spettacolo di musica e danza diretto da Roberto Passarella (bandoneón), con le voci di Rodolfo Craia,  Sarita Schena, Giorgia Marchiori e Marcelo Guardiola (coreografie), e con Tania Colangeli, Marco Di Blasio, Giovanni Marziali Peretti, Alessandro Zeri al bandoneón,  Serena Cavalletti, Lucia Mezzanotte (violino), Vincenzo Pierluca (viola), Galileo Di Ilio ( violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso) Cristiana Millevolte (pianoforte).

I biglietti possono essere prenotati alla biglietteria dei Teatri in piazza Mazzini (tel. 0733 230735)

Prezzi: il 12 e 19 ottobre € 12, ingresso ridotto per studenti € 7 , il 16 ottobre: ingresso gratuito Info su: www.centrodelbandoneon.com, info@centrodelbandoneon.com Tel. +(39) 3662412927 (ap)



Comune di Macerata piazza Libertà, 3 - 62100 Macerata
tel. 0733-2561 fax 0733-256200
e-mail: municipio@comune.macerata.it
e-mail istituzionale (solo per i titolari di PEC): comune.macerata@legalmail.it
P.I. 00093120434 - C.F. 80001650433

Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavia Mas… con la direzione artistica di Hector Ulises PassarellaMacerata- Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno. Il festival – patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano – è stato presentato oggiAggiungi un appuntamento per oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati“Il festival del tango a Macerata è un progetto che, grazie alla prestigiosa collaborazione del maestro Passarella, vuole offrire un’occasione per avvicinarsi, senza i consueti luoghi comuni, al tango e alla sua melodia attraverso il racconto e lo spettacolo - afferma l’assessore alla cultura Irene Manzi - Il festival arricchisce ulteriormente il panorama dell’offerta culturale e di spettacolo della nostra città”.

Tre le serate in programma, tutte all’insegna di una ricerca costante, che vedranno al centro la musica di Passarella e non solo, il tango e il bandoneon, un affascinante strumento popolare nato in Europa nella metà dell’800 e introdotto in Argentina e Uruguay dove si è legato alla danza popolare del “tango”. Il bandoneon sarà al centro di un incontro presso l’Università di Macerata, un occasione per conoscerlo e scoprirlo.

“Sono veramente contento di portare a Macerata il Festival Tango y todavia Màs  - afferma il direttore artistico Hector Ulises Passarella - “Un’iniziativa nata a San Ginesio nel 2007 e che dopo una pausa di un anno abbiamo voluto proporre nella città in cui vivo da quattordici anni e che frequento da ben trentadue. Due volte ho suonato al teatro Lauro Rossi di Macerata  e sempre ho trovato qualità e calore nel suo pubblico. E quando ci hanno chiesto di portare il festival in città, lo  abbiamo proposto all’Amministrazione comunale, che ha accolto e sostenuto il nostro progetto. Mi auguro che esso possa essere apprezzato e possa crescere ulteriormente, grazie al sostegno degli enti partner e degli sponsor”

Questo il programma del festival:

Venerdì 12 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Il mio Tango per pensare… “, con Héctor Ulises Passarella ed il suo Conjunto Instrumental. Un viaggio nel linguaggio musicale di Passarella che si immerge in soluzioni armoniche, contrappuntistiche, cercando nuove forme di comunicazione con la realtà contemporanea. I brani saranno eseguiti da Héctor Ulises Passarella, (bandoneón), Serena Cavalletti (violino),  Galileo Di Ilio (violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso),  Lucia Mezzanotte (violino), Cristiana Millevolte (pianoforte), Vincenzo Pierluca (viola), voce recitante Rodolfo Craia

Martedì 16 ottobre, ore 18.00, Aula Magna dell’Università l prof. Marcello La Matina dell’Università di Macerata, presenterà il libro di H.U. Passarella “Il Bandoneón: conoscerlo e suonarlo”, cui seguirà un  concerto con Héctor Ulises Passarella, Roberto Passarella, Tania Colangeli e Marco Di Blasio. Musiche di: J.S. Bach, R. M. Rivero, H.U. Passarella, A. Barletta, R. Passarella.

Venerdì 19 ottobre, ore 21.00, Teatro Lauro Rossi “Sono ricordi che tornano”

Dialoghi tra musica, poesia e danza, uno spettacolo di musica e danza diretto da Roberto Passarella (bandoneón), con le voci di Rodolfo Craia e Sarita Schena, con Giorgia Marchiori e Marcelo Guardiola (coreografie), Tania Colangeli, Marco Di Blasio, Giovanni Marziali Peretti, Alessandro Zeri al bandoneón,  Serena Cavalletti, Lucia Mezzanotte (violino), Vincenzo Pierluca (viola), Galileo Di Ilio ( violoncello), Giacomo Gradozzi (contrabbasso) Cristiana Millevolte (pianoforte).

I biglietti possono essere prenotati alla biglietteria dei Teatri in piazza Mazzini (tel. 0733 230735)

Prezzi: il 12 e 19 ottobre € 12, ingresso ridotto per studenti € 7 , il 16 ottobre: ingresso gratuito

Info su: www.centrodelbandoneon.com, info@centrodelbandoneon.com

Tel. +(39) 3662412927 (ap)

VIVERE MACERATA - Presentato il programma del Festival del tango diretto dal maestro Hector Ulises Passarella

Si terrà a Macerata dal 12 al 19 ottobre 2012 il Festival Tango y todavía Más… con la direzione artistica di Hector Ulises Passarella, il musicista di origini uruguaiane, maceratese di adozione, considerato uno dei più grandi bandoneonisti e uno dei più interessanti compositori di tango moderno.

Il festival - patrocinato dal Comune di Macerata e promosso dal Centro Bandeonon di Roma, con il sostegno dell’Università di Macerata, dell’Accademia dei Catenati, dell’Accademia del Tango di Uruguay e dell’Istituto Italo Latino Americano - è stato presentato oggi in municipio dal direttore artistico Hector Ulises Passarella, dal vice sindaco Irene Manzi, da Roberto Passarella del Centro Bandoneon di Macerata, dal prof . Marcello La Matina dell’Università di Macerata e dal prof. Nazareno Gaspari dell’Accademia dei catenati

GEONOTIZIE - Macerata, presentato il programma del Festival del tango  

Macerata

presentato il programma del Festival del tango

24.09.2012

FESTIVAL TANGO Y MAS…Festival Internazionale di musica, danza e poesia rioplatense ed oltre …Quarta EdizioneDal 31 luglio al 14 agosto 2010San Ginesio (MC)

Porto Recanati - Tolentino - Belforte – Pioraco – Norcia - Sarnano

Con il patrocinio di:


Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Marche
Provincia di Macerata
Comunità Montana dei Monti Azzurri
Comune di San Ginesio
Ambasciata dell’Uruguay a Roma
Accademia del Tango di Montevideo
Associazione Rurale del Turismo dell’Uruguay
Centro del Bandoneòn di Roma
Ministerio de Educaciòn y Cultura dell’Uruguay
Ministerio del Turismo dell’Uruguay
Istituto Italo Latino Americano
Consiglio dei Marchigiani all’Estero
Per INFORMAZIONI WWW.ULISESPASSARELLA.COM

RENÉ MARINO RIVERO

Una nota del Maestro Héctor Ulises Passarella.

En menos de veinticuatro meses, se nos han ido los dos más grandes artistas que la historia del bandoneón ha dado en sus ciento cincuenta años de vida: el argentino Alejandro Barletta (1925- 2008) y el uruguayo René Marino Rivero (1935-2010).

Los nombres de estos dos grandísimos músicos eran prácticamente indivisibles y no sólo porque se trataba de maestro y alumno respectivamente, sino por una serie de factores que los amantes del bandoneón no pueden ignorar y que tendrán que servir de ejemplo si queremos que este instrumento un día pase a ocupar un lugar realmente prestigioso en el mundo de la música, tal como lo ocupa hoy la guitarra (¡¡¡basta ver toda la literatura que este her-moso instrumento ha podido obtener en los últimos cien años y el grado de perfección técnica que sus múltiples cultores han logrado!!!!).

Sí; no son pocos los factores que caracterizaban a estos dos extraordinarios músicos, uno en cada margen del Río de la Plata.

Creo que en lo personal me corresponde y es mi obligación como bandoneonista pionero en Europa desde el año 1980 en el uso del bandoneón no solo limitado al tango, como homenaje a estos dos eximios músicos, y por el bien del bandoneón mismo, que yo diga algo más de lo que he dicho hasta ahora sobre el instrumento y sus dos más grandes artistas.

El lector observará que no uso la denominación de bandoneonista tratándose de Barletta y Rivero. Lo hago expresamente por cuanto lo considero demasiado reductivo en base a la perspectiva artística que ellos supieron construir.

A Barletta lo conocí en agosto de 1975 durante un concierto suyo en Montevideo. Yo tenía entonces veinte años.

Fue en el teatro Odeón; estábamos casi todos los alumnos de Rivero, entre ellos el queridísimo  Oscar Donato, recientemente fallecido, persona única: daba todo por el amigo. Esto lo viví: gracias a él,  por mucho tiempo, pude contar con un hermoso instrumento. Tampoco faltó nuestro “salvador” en los problemas de roturas del bandoneón, el gran Toto Bianco.

Si, allí estábamos todos de boca abierta escuchando la maravilla musical que era aquel hombre, pues Barletta no solo era un virtuoso -y aquí quisiera poner un acento-, sino que era también un músico admirablemente preparado y con una sensibilidad para los clásicos como Bach, Vivaldi, Frescobaldi, y tantos otros, que lo colocaban entre los más grandes intérpretes del siglo XX, ganándose la estima de los más reconocidos concertistas y compositores con-temporáneos!!!

Al término, Rivero me presentó a Barletta y éste con un tono entre irónico y compasivo me dijo : “Ah! ¿Es usted el joven virtuoso del cual Rivero me ha hablado? ¿Lo puedo escuchar?”.

¡¡¡Qué emoción!!! Estaba hablando con aquel hombre cuyo nombre había escuchado pronunciar en forma quasi fantasmagórica desde la edad de once años, cuando comencé a tocar en la Orquesta típica de mi querido primer gran Maestro: Oscar Raúl Pacheco.

La Orquesta de Pacheco contaba con excelentes músicos.

Yo me embelesaba escuchando a algunos de ellos tocar solos durante los intervalos, y dos por tres comentar acerca de grandes intérpretes. Sentía pronunciar nombres como Barletta, Jascha Heifetz, Arturo Toscanini, Andrés Segovia, Pablo Casals…

Un día quise saber quién era Barletta, y Pacheco, bandoneonista sensible y refinado, y hombre de una humildad ejemplar, me dijo: “el bandoneón en sus manos parece completamente otro instrumento, va más allá de lo que tú puedas imaginar. Yo lo escuché una vez tocar en Florida y puedo asegurarte que tal vez hubiera sido mejor que no lo escuchara: me di cuenta cuán lejos esta-ba yo de tocar el bandoneón”.  Y lo decía él, que era un gran bandoneonista!!!

Me gustaría que algunos jóvenes que hoy se compran un bandoneón cromático (ni siquiera el auténtico bandoneón que es bitónico y es el verdadero porque posee “su” timbre característico), aprendieran un poco de humildad a través de este ejemplo y dejaran de aburrir tocando fuera de estilo, o mejor dicho tratando de copiar las respiraciones del propio Piazzolla, en una sola mano: “Oblivion” o “Libertango” continuamente. 

Desde los trece años hasta los dieciocho yo trabajé como mozo en el famoso “Tango Bar” de Florida, mi ciudad natal, y contemporáneamente tocaba todos los sábados en la ya citada Orquesta de Pacheco, que, a pesar de que el tango estuviese desapareciendo de los bailes de los clubes sociales, aún traba-jaba discretamente.

Era natural que no hubiera un joven que bailara el tango y es fácil imaginar cómo era visto yo, muchachito de doce años, tocando en una orquesta típica. ¡¡¡Qué vergüenza!!! Me sentía como “sapo de otro pozo” !!! Pero me gustaba tanto que lograba superar cualquier cosa, hasta las críticas humillantes de parte de los jóvenes y, sobre todo, de las muchachitas de mi edad……..

Por ese entonces recuerdo que me gustaba muchísimo también otro gran músico uruguayo (bandoneonista y compositor) que yo escuchaba con gran devoción a través de Canal 5 (SODRE): Luis Di Matteo. Otro ejemplo de honestidad intelectual del cual Uruguay tendría que sentirse muy orgulloso.

Un día del año 1971 (a mis dieciséis) sentí a través del informativo radial la comunicación de: “Concierto de bandoneón por René Marino Rivero, en la sala de la Cultura de Florida”.

Muchas cosas me sonaban como “notas equivocadas”: ¿Qué significaba concierto de bandoneón?  ¿Un bandoneón en la sala de la cultura?; lo veía como una cosa desubicada.

Y quien sería el “loco” que en un momento donde el bandoneón ya no se estudiaba, donde la gente joven reía del instrumento antiguo o del instrumento para la “música de viejos”, tenía el coraje de presentarse solo y encima sabiendo que Florida era una ciudad bastante provocadora en materia de arte popular y que contaba en bandoneón con un gran maestro como Pacheco y con el entonces joven Néstor Vaz (uno de los mas extraordinarios talentos del bandoneón que el Uruguay haya producido!!!) ¿Y qué significaba obras clási-cas y contemporáneas en bandoneón en vez de tangos de Troilo, de Piazolla , de Pugliese y otros?.

Todo el día lo pasé en ansias: sabía que por razones de horarios de trabajo era muy probable que yo no alcanzara a escuchar nada de este tal Rivero. 

Llegué  cuando faltaba una cuarta parte para terminar.

¡¡¡¡Me bastó!!!!!!!!!

Volví al “Tango Bar” no sé cómo. Estaba sumamente confundido.

Decidí tomar un whisky para ver si me pasaba el estado de shock en el que me encontraba. Nada.

Tomé la bicicleta y comencé a correr desesperado por Florida. 

Quería expresar a alguien lo que en aquella sala había escuchado. ¡¡¡¡Había descubierto un planeta distinto!!!!!!!!!!!!!!!

Mi padre había muerto hacía pocos meses y aunque no era un músico profesional (sino taximetrista), poseía un gran talento: sin conocer una nota de música lograba tocar en poquísimo tiempo cualquier instrumento que llegara a sus manos; contaba con un oído musical absoluto además de una potente vena melódica para componer tangos, para los cuales escribía también las letras. Yo estaba seguro que si él hubiera escuchado a Marino Rivero se hubiera sentido muy feliz por la maravilla del arte de aquel hombre y hubiera comprendido el terremoto psicológico que en ese momento estaba pasando por mi ser. Pero él ya no estaba…

Al otro día vi a Pacheco y me dijo: “Rivero fue alumno del gran Barletta”.

Le pregunté: “¿pero Usted me puede decir por qué el bandoneón suena distinto, como si fuera otro instrumento?”.

“Porque ellos tienen un conocimiento, un dominio absoluto del fueye que les permite no sólo tocar abriendo y cerrando con la misma comodidad, virtuosismo (cosa que nosotros, bandoneonistas del tango no logramos), sino que además lo hacen manteniendo la misma calidad de sonido!!!”.

Fui a Montevideo y me compré la partitura de la Toccata y Fuga en Re menor de J. S. Bach, junto a un librito que contaba la vida de Bach. Lo conservo como a una Biblia.

Ésa era una de las obras que había tocado Rivero y que no me dejaba dormir por aquel arte contrapuntístico y la sonoridad que desbordaba de aquel bandoneón.

Comencé a practicar cuando dejaba mi turno de trabajo en el Tango Bar (a veces a las cuatro de la mañana) con el bandoneón en toda su extensión, abriendo y cerrando.

Pero Pacheco tenía razón: era inútil, sin conocer los secretos de la respiración del fueye; yo no podría lograr que los laberintos de esa armazón de cartón me dieran aquel sonido impreso en mi mente; no tendría el privilegio de hacerlo sonar como lo hacía sonar René Marino Rivero. 

Comenté a Pacheco: “me han dicho que Rivero no enseña…….me doy por vencido…buscaré en Montevideo un buen profesor de armonía y contrapunto y trataré de desarrollar ideas musicales que tengo y que quiero poner en práctica con el “Trío Tango de Avanzada”, que tenía en ese momento junto a Ricardo León (piano) y Cono Castro (bajo eléctrico). Paralelamente yo estaba fascinado por otras dos cosas: “Fugata” del gran Piazzolla y las interpretaciones de tangos tradicionales  por el extraordinario “Sexteto Tango”. 

A los pocos meses, después del gran éxito, Rivero vuelve a Florida.

Absolutamente esta vez yo no podía asistir al concierto.

Desde temprano, ese día ya me había resignado a esta imposibilidad, envidiando a las personas que podían concurrir.  En torno a las 22 hs, mientras estaba sirviendo una mesa en el bar restaurant, quedé paralizado: me encuentro a Rivero detrás de mí y una voz que  decía: “Maestro: le presento a este botija que  también toca el acordeón”.

Yo no sabía qué hacer; si esconderme o salir corriendo del local. Además de la vergüenza de decir a Rivero que yo tocaba el bandoneón, este señor había dicho acordeón, instrumento que nosotros, la gente del tango, por honestidad lo confieso, un poco lo desestimábamos por su timbre más allegro y por sus menores posibilidades expresivas y porque generalmente lo tocaban aficionados, como pura diversión después de las tareas en el campo. 

Pero inmediatamente me entró el orgullo criollo y dije: “yo no toco el acordeón, sino el mismo instrumento del Maestro, auque no toco como él y sólo ejecuto tango.”  Entonces Rivero me dio la mano y me dijo : ” Por favor, no se preocupe, cada cual con su arte”.

Estaba tan avergonzado que no quise atender la mesa donde se sentó a cenar Rivero con su esposa, la gentilísima Señora Olga.

Y aquí tengo que hacer una paréntesis: mas tarde convirtiéndome en alumno de Rivero, tuve, naturalmente, la posibilidad de conocer a la Sra. Olga: no podía ser de otro modo: junto al gran artista había una gran mujer, en la trama de aquel arte único no había solo un hombre con un talento e inteligencia admirables, sino también  una mujer de igual inteligencia y sensibilidad exquisita !!!

 Pasaron algunos meses y llegó el 1973, año triste de tensión por tantas vicisitudes sociales y políticas que estaba atravesando el Uruguay, llegando, sin que nos diéramos cuenta, con un silencio terrorífico, la malhadada dictadura militar.  Fui a Montevideo y ayudado y contenido por mis queridísimos tíos Juan y Diadema- quienes mas tarde, junto a la extraordinaria Susana Prunés, mi gran amiga, tanto me impulsaron y estimularon en mis estudios, me puse a buscar un maestro en Armonía.

Así llegué al prestigioso y extraordinariamente sapiente Guido Santórsola (Ita-lia 1904- Montevideo 1994).

Santórsola representa la formación de gran parte de los músicos uruguayos que se han destacado de algún modo dentro y fuera del Uruguay. Era lo que podemos llamar la música personificada. Nunca más conocí un oído musical como el suyo. 

Además de todo esto fue para mí como un padre espiritual durante los últimos años de su vida.

Desde que me radiqué en Italia, en 1980, no hubo un día en que desde el Uruguay yo no recibiera una carta de él….

¿Qué tocas?, me preguntó, aquel día en su casa. El bandoneón respondí. Pero ¿qué música tocas?, te pregunto. Toco tango, pero también me gustaría tocar clásico como Rivero. Y entonces ¿por qué no vas a estudiar con él?  Porque me han dicho que no enseña.

Pavadas, pavadas, querido!!!   Rivero fue alumno mío en composición; dile que te mando yo y que te enseñe las dos cosas: armonía y bandoneón.

Pocas horas después me encontraba tocando el timbre en la casa de Rivero, en Sayago.

Esperé para hacerlo porque sentí desde la vereda aquel maravilloso bando-neón.

De nuevo qué emoción !!! El maestro  enseguida quiso escucharme; le toqué “Mala Junta” con arreglos del gran Leopoldo Federico. Rivero rió y me dijo: “qué temperamento, lo hace trapo al bandoneón! Se ve que ha tenido un buen maestro! Pero si Usted está aquí es porque quiere tocar como yo, ¿no? Entonces va a tener que olvidarse de algunas cosas para poder conocer otro bandoneón”.

No dormí en toda la noche; de nuevo aquel, su  bandoneón, me resonaba en la cabeza.

Desde aquel momento no ví las horas deseando que llegara cada lunes para ir a tomar las lecciones con el gran Maestro. Pasaron pocos días y comencé a entrar en su mundo, un universo completamente desconocido. A veces, a propósito, llegaba dos horas antes a Montevideo (100 kilómetros de Florida) y me sentaba en un bar que estaba en el piso de abajo de su apartamento para escucharlo mientras él estudiaba.

Era otro mundo: allí escuchaba la Toccata de Grammatge, los Preludios y Fu-gas de Bach, piezas de los varios tomos del “Microkosmos” de Bartók, sus propias obras… En aquella esquina se respiraba un aire distinto, hasta me parecía que las paredes de las casas y los árboles de la calle Bell  hablaban un idioma desconocido influenciados por su bandoneón…

Yo volvía a Florida con una fuerza increíble y podía hasta trabajar dieciocho horas por día en el Tango Bar sin sentirlas y todavía reservar unos ratos al estudio. Sabía que me esperaba un premio: un mundo sonoro maravilloso, sólo tenía que seguir los consejos del gran Maestro. Un día Rivero me dijo: “deje de trabajar en ese bar y dedíquese exclusivamente al bandoneón”. Es cierto, tendrá el peligro de morir de hambre, pero hágalo por el bien del bandoneón mismo”.

Me di cuenta que era un desafío. Y lo acepté enseguida.

Que aquella maravillosa mente musical creyera en mis humildes posibilidades significaba la cosa más importante que en los dieciocho años de vida me hubiera podido ocurrir. 

Si. Admiré su coraje, su honestidad intelectual, su modo de desafiar continuamente la vida y una cosa y es aquí donde quiero llegar: su amor por el bandoneón, capaz de sacrificar cada cosa!!!  

Rivero era un artista en todos los sentidos: tenía una mentalidad muy abierta, una mirada siempre atenta al futuro y cada paso que daba lo daba en base al bandoneón y a la música. Me parecía que hasta los vecinos de su casa formaban parte de su arte, ésta era mi sensación experimentada a través de una observación constante.

Rivero me hablaba con gran admiración del amor absoluto que Barletta de-mostraba por el bandoneón,  y él, puedo garantir, no se quedó atrás en esto. 

Con Rivero aprendí que no bastaba ser un buen bandoneonista , sino que para aspirar a llevar al bandoneón a teatros de tradición de prestigio como hasta ese entonces solo Barletta y él lo habían logrado (Barleta fue el primero en llevarlo al Teatro Colón en 1970, después que había tocado en casi todo el mundo; solo él tiene este mérito), se necesitaba una preparación musical mayor, una cultura más amplia, mucho más: sacrificios en cada decisión que tomara, porque era el coraje del sacrificio que según él hacía la diferencia.

Si había que caminar 100 kilómetros con el bandoneón en mano sin parar y esto hubiera sido necesario para ganar batallas a favor del bandoneón mismo, él aconsejaba hacerlo sin la menor duda, y sin dejar al día siguiente de levantarse temprano, tomar unos mates y recomenzar enseguida con los ejercicios de técnica como única vía para llegar a ser lo que todavía no se era!!! 

Entre el bandoneón y él no había una diferencia, había una completa simbiosis.

Yo lo observaba en cada movimiento, y puedo asegurar que hasta cuando en-fundaba el bandoneón era distinto: parecía el padre que daba las buenas noches al hijo………

Creo que en Montevideo no quedó bandoneonista profesional que en cierto momento no haya sentido la necesidad de ir a estudiar con él. Todos,  jóvenes y menos jóvenes estábamos fascinados por su talento!!!!!!!!!!!! Y si había algún bandoneonista que no estudiaba con él, lo mismo lo admiraba profunda-mente e iba a sus conciertos para después preguntarle: como era que el mismo instrumento pudiera sonar de otro modo.

Quiero destacar  también que si bien Rivero había estudiado con Barletta, era distinto a Barletta, tanto en sonido como en  musicalidad, y esto sucedía naturalmente; lo hacía natural el hecho de que él era lo que yo llamo un verdadero artista: uno con personalidad!!!

En un país como el Uruguay que no cuenta con tantos órganos, el bandoneón de Rivero realmente permitía a un vasto público entrar en contacto con Bach, Buxtehude, Haendel, Vivaldi, Frescobaldi…., y también con la música contemporánea, con su música propia, la cual por momentos daba la sensación de que uno estaba escuchando un cuarteto de cuerdas por las posibilidades técnicas y tímbricas que sólo él sabía explorar.

Si. Puedo tranquilamente afirmar que nadie nunca en la historia de este instrumento ha experimentado más que Rivero las verdaderas posibilidades técnicas y tímbricas del bandoneón.

Durante los años 70 estos dos músicos produjeron muchas obras para el bandoneón, patrimonio que espero un día alguien se preocupe de publicar para el bien de la humanidad. Recuerdo las extraordinarias “Lunas” de Barletta   con aires de danzas folklóricas como el gato, el malambo, y otras.

Rivero, después de haber llegado también a experimentar con cinta magnética en los EE.UU., toma  la vía del nacionalismo musical. Recuerdo perfecta-mente que él era un admirador profundo de Bèla Bartók, compositor que interpretaba maravillosamente en bandoneón.

Y aquí tengo que abrir otro paréntesis: Rivero y Lamarque Pons, para mí, son los dos nombres más altos de la música uruguaya con referencias a lo popular.

No digo compositores cultos con temáticas populares porque el adjetivo culto lo considero equivocado tratándose de arte.

En efecto, prefiero distinguir música de arte, y música de entretenimiento.

Ellos han sido los dos grandes exploradores de la música popular montevideana: tango, candombe y milonga.  En otras palabras: música de arte con raíces en lo popular.

En 1976 yo ya había tocado el bellísimo concierto escrito por Rivero en el ‘67, en el Teatro Solís con la entonces Orquesta Sinfónica Municipal de Montevideo; sus “Introducciones y Danzas”, su “Despertar sobre la isla” y su “Movimiento de Tango” (de 1969). Toda su música me fascinaba por las ideas geniales y personalidad indiscutibles. El desbordante talento compositivo de este músico queda ya bien plasmado desde sus primeras obras del ’63 cuando estudiaba con Santórsola, exactamente con sus magníficas  Introducciones y Danzas. Se trata de joyas musicales que yo pondría entre lo más importante producido hasta hoy originalmente para bandoneón. También su Concierto N° 1 (el cual toqué varias veces en Italia), es un ejemplo de diálogo originalísimo entre bandoneón y orquesta que los jóvenes aspirantes a compositores para bandoneón van a tener que tomar muy en cuenta si quieren vencer batallas con todas las de la ley. 

En otras palabras: Rivero encarnaba la figura del músico que se pierde a partir del principio del novecientos. La de virtuoso y compositor juntas con la V y C mayúsculas!!! 

Él y el guitarrista – compositor Abel Carlevaro, seguramente eran los dos músicos uruguayos que encarnaban todavía esta figura, sin olvidarnos de Barletta en Argentina que escribía por toneladas para un bandoneón virtuosísimo que solo él podía tocar !!!!!!! 

Me hacen mucho reír (por no llorar) algunos jóvenes cuando  ni siquiera lo consideran bandoneonista a Barletta porque no tocaba el tango popular.

Siempre digo que cuando hablemos de Rivero y de Barletta tenemos que pensar en un bandoneón superior, abierto a nuevas galaxias… 

Si. Hoy hay muchos jóvenes aspirantes a bandoneonistas que todavía no saben quienes eran Rivero y Barletta o más triste todavía: jamás sintieron hablar de ellos a los propios profesores.

Es como si un aspirante a pianista o violinista, aunque después se dedique al jazz o a cualquier otro género musical, no hubiera escuchado nunca hablar de Rubinstein, Michelangeli, Glenn Gould, Szigeti, Francescatti, Rohn….

En 1977, comencé a estudiar composición con Guido Santórsola. En 1980 me vine para Europa y pude entrar todavía en  “nuevos” mundos culturales; conocí varias tendencias compositivas y pude hacer también muchas reflexiones.

Un día del año 82 le escribí a Rivero: “querido Maestro, está en la literatura original el futuro del bandoneón. No era necesario que se lo dijera, él lo sabía mejor que nadie. Era lo que él y Barletta estaban tratando de obtener desde hacía tantísimos años. Pero lo que yo quería decir era otra cosa: lograr interesar a los más grandes compositores europeos para que escribieran para bandoneón. Mi sueño era interesar a un Penderecki, un Rihm, un Berio, por ejemplo.  

Si estos compositores hubieran escrito para bandoneón, pienso que hubiese sido de gran ayuda a los tantos sacrificios de sus pioneros.  Ni hablemos de lo que yo hubiera hecho para lograr que Dmitri Shostakovich (Rusia 1906-1975) hubiese escrito un Concierto o una Sonata para bandoneón………También pienso que si Hindemith, que era un gran admirador de Barletta, hubiera escrito algo para bandoneón las cosas hubieran tomado otro rumbo, y se hubiera realizado completamente el “sueño quijotesco de Barletta iniciado en los años 40”, como una vez escribió el gran crítico musical uruguayo W. Roldán.

En 1985, después de haber tocado yo en Italia ya con la Orquesta “Arturo Toscanini” de Parma el Concierto de Haendel en sol menor y el de Santórsola (originalmente para dos bandoneones), bajo la dirección de Donato Renzetti, teniendo la presencia en sala del gran Santórsola, y de ofrecer decenas de recitales en Catedrales como la San Marco en Roma y Teatros como el “Petruzelli de Bari”, me vi obligado a retirarme de la escena concertística por una gran afección reumática. Volví a tocar en diciembre del  93 y lo hice con mi viejo amor: el Concierto para Bandoneón y Orquesta Sinfónica de Rivero, con la Orquesta Sinfónica “Delle Romagne” que yo mismo había fundado en la pequeña ciudad de Forlimpopoli.

Yo ya había comenzado a componer mis Piezas Rioplatenses, todo visto todavía en una óptica prácticamente tonal, sin perder  de vista la lección en materia armónica, rítmica y contrapuntística del talentoso Astor Piazzolla, que permitía, como todos sabemos, hacer un tango nuevo.

La dirección de orquesta me enseñó también muchísimas cosas desde el punto de vista interpretativo: entendí que si para obtener una cierta expresividad con el violín no hay que tener en cuenta si se deben hacer muchas arcadas para abajo, tampoco hay que tener en cuenta si sirve en bandoneón tocar mucho solamente abriendo. Y fue así que volví, claro, sin perder algunos recursos de la escuela de Barletta y Rivero, a tocar el tango como lo hacía antes, inspirado en los grandes de este género musical. Es así que siempre hice una distinción: una cosa es tocar la música rioplatense que requiere muchos acentos y por ende es mejor usar la fuerza de gravedad del fueye (casi todo abriendo) y otras son las exigencias cuando se enfrenta una literatura distinta. Por ejemplo: si un buen pianista toca Chopin, después tendrá que cambiar su técnica si quiere interpretar Bartók o Strawinsky.

Con esto quiero decir que la música de Piazzolla va tocada exactamente como él admirablemente la tocaba, usando mucho la válvula de modo de poder tocar casi todo abriendo.  

 La música de Rivero, de Barletta, la literatura barroca, y todas las obras con-temporáneas para bandoneón que escapan del tango, van tocadas como lo hacían Rivero y Barletta, no solo con el dominio absoluto del fueye (abriendo y cerrando), sino dentro de un estilo específico. Escuchar la Toccata y Fuga por Rivero, su música, la música de Barletta o el Concierto de Haendel por Barletta mismo, son  un regalo que el hombre puede hacerse comprando los discos de estos dos maestros, y si esto no fuera posible, sugiero entrar en Internet !!!

Ya dije que un día me tomaré todo el tiempo necesario para hacer un adecua-do análisis histórico-cultural  sobre el arte de Rivero y Barletta, poniendo particular atención a los gustos compositivos de los dos Maestros.

Por ahora sólo he querido recordar a estos dos fenómenos únicos del bando-neón, sin dejar de expresar también,  que me duele enormemente la desaparición física de ellos, y que no entiendo absolutamente como la prensa argentina y uruguaya no ha dedicado más espacio frente a pérdidas tan importantes.

Hablo como uruguayo: Rivero es uno de los más grandes artistas que el Uruguay ha tenido en toda su historia.

¿Será posible que su muerte física quede en un segundo plano?

Pienso que es hora de que los jóvenes sepan quién era Marino Rivero. 

¡¡¡Un orgullo para el país!!!!!!!!!!! .  Si.

Son pocos los jóvenes que lo saben.

¿Será posible que vivamos en un mundo (y me refiero a todo el mundo) en el cual yo me puedo llamar pianista porque logro tocar (y mal! ) en piano, Oblivion?

¿Será posible que el mismo término pianista lo usen conmigo y al mismo tiempo con Horowitz, Gieseking, Cziffra?

Qué maravilla lo que puede traer el adelanto tecnológico; qué milagro lo que puede permitir la falta de tiempo que obliga al hombre a no detenerse para pensar, para reflexionar, para distinguir!!! 

Todo está perfecto, todo podemos aceptar, pero, por favor, no perdamos de vista el verdadero arte, a sus referentes, porque sólo esto nos puede asegurar la verdadera cultura de un país!!!

El bandoneón tiene que seguir ganando batallas; no se puede perder lo que conquistaron estos dos grandes a través de tanto talento, amor, coraje y sacrificios.

Está, sobre todo en los jóvenes que aman el bandoneón, no permitir que las enseñanzas de Barletta y Rivero se pierdan en un universo sin tiempo para la reflexión, que no permite conocer profundamente, para poder colocar cada cosa en su justo lugar.

Héctor Ulises Passarella (Florida -Uruguay – n.1955)El mundialmente reconocido bandoneonista floridense Héctor Ulises Passarella compuso una obra, con texto y música que le pertenecen, dedicada a Florida en el marco de los 200 años que nuestra ciudad está cumpliendo este año (2009). La obra, que tiene el título “Florida para siempre”, fue solicitada por la División Cultura de la Intendencia de Florida y por el grupo de maestros “José Pedro Varela”. Según palabras del propio Ulises, “se trata de una obra para orquesta de cuerdas, percusión, bandoneón, guitarra, canto y voz recitante. Tiene una duración de 13 minutos. La estrenamos y grabamos en vivo el 1° de agosto. Yo mismo dirigí la obra, que contó con un extraordinario Cono Castro en la orquesta, con mi hermana Marisol que la recitó estupendamente, y mi hijo Roberto en bandoneón”.               

http://www.youtube.com/watch?v=K3WTI2IpAc0&feature=related

 El Dúo Héctor Ulises Passarellla – Roberto Passarella, interpreta “Sus ojos se cerraron” de Carlos Gardel y Alfredo Lepera.

http://www.youtube.com/watch?v=lpjEM42aL5M&feature=related

 René Marino Rivero – (1935-2010)Alumno del gran Barletta, José Tomás Mujica y Guido Santórsola.Nació  en  Tacuarembó, Uruguay.  Compositor  con distinciones  nacionales  e  internacionales,  Director del   Taller  de  Música  Contemporánea  de  Montevideo . Considerado  por  la  crítica  musical  internacional  como  el  primer  bandoneón  virtuoso  del  mundo, pianista, pedagogo  y  Director  de  orquesta.Gran  parte  de  su  obra  ha  sido  grabada  por  el  propio  compositor  y  por  oros  destacados  artistas .Como  pedagogo  se  destaca  por  sus  libros  para  la  nueva  escuela  del  bandoneón. Ha  dictado  Master  Clases  en  Europa  destacándose  las  invitaciones  realizadas  en  Alemania  por  el  Conservatorio  “ CARL  MARIA  VON  WEBER  “  en  Dresde  y el  INSTITUTO  CULTURAL LA  MUSA  de  Göttingen .-  Son  ya  famosas  sus  transcripciones  para  bandoneón  de  grandes  Maestros  como  Juan S. Bach, Frescobaldi,  Buxtehude, Vivaldi, Telemann, Bartok, Prokofiev, Grieg  etc…-   

ELPAIS - Exitosa presentación de Héctor Passarella en Seúl

Espectáculos

Exitosa presentación de Héctor Passarella en Seúl

Doble. Fueron dos conciertos en un festival latinoamericano

ALEXANDER LALUZ

Fue un descubrimiento y una sorpresa para todos. El músico uruguayo Héctor Ulises Passarella armado con su bandoneón y apoyado en el enérgico contrapunto con la violinista Fenella Humphreys, deslumbró recientemente en Seúl, Corea.

Fueron dos conciertos en el Daechango Arts Theater, durante el Latin American Cultural Festival, que promovió el Ministerio de Relaciones Exteriores y Comercio coreano. De este festival, que se celebró hacia fines del mes pasado, participaron cuatro países: Uruguay, Colombia, Perú y Chile. Y por nuestro país, el vehemente tango de Passarella, en virtuosa sociedad con la violinista británica, fue el pasaporte a un universo de sonidos, gestos y símbolos hasta ahora desconocidos para muchos coreanos.

La primera actuación del Dúo Passarella fue el miércoles 23, durante la apertura formal del encuentro multicultural y multiartístico. Y la segunda fue al día siguiente, donde el tango y Uruguay fueron los únicos protagonistas.

En ambos conciertos, el dúo interpretó un programa que sintetizó, a través de la música de compositores uruguayos, el diverso mapa estilístico de este género urbano. El recorrido incluyó a Lamarque Pons y sus Tres rítmicas de tango, el Vals de la llorona y Danza del gaucho fiero de don Guido Santórsola, Homenaje a Susana Prunes y Suite rioplatense y del propio Passarella.

A ellas se sumaron tres clásicos que han sobrepasado fronteras, aunque sus sonidos tengan un anclaje geográfico y cultural inconfundible. Primero, uno de los lenguajes de la última modernidad del tango: Astor Piazzolla y sus Adiós Nonino y Escualo. Y para el final, la magia melódica y expresiva de Sus ojos se cerraron, de Le Pera y Carlos Gardel, y uno de nuestros himnos populares: La cumparsita, de Gerardo Mattos Rodríguez. En este final, Passarella y Humphrey integraron como pianista al propio embajador uruguayo en aquel país, el Sr. Nelson Yemil Chaben Labadie.

Según las crónicas de algunos asistentes, el público, que colmó las instalaciones del teatro Deachango en los dos conciertos, así como para las autoridades coreanas y la prensa invitada, el dúo fue toda una revelación. La calidad interpretativa y la factura musical de las obras seleccionadas, fueron reconocidas por todos, especialmente por ser el primer contacto con una expresión artística de marcado carácter regional, pero que ha adquirido a lo largo del siglo XX muchos valores universales. Una prueba empírica más de que el tango de la diáspora, multicultural, que ha hipersensibilizado la porosidad de sus fronteras estilísticas, sigue manteniendo su capacidad para componer espacios, tiempos y símbolos del entorno local que lo gestó.

Y Passarella es un muy buen ejemplo de esa fuerza expresiva. A través de su intenso trabajo en Italia, sus giras internacionales, festivales (como el Festival Tango y Más…, en la ciudad de San Ginesio, que se está realizando en estos días), producciones discográficas, ha creado un espacio de difusión y creación de singular valor, y que es muy reconocido por el público y la crítica. Sus propuestas musicales se orientan hacia varios proyectos que alterna en su agenda de presentaciones. Tal es el caso del Ensamble A través del Tango, Tango de cámara (que incluye orquesta de cuerdas y percusión), o los potententes dúos con Roberto Passarella o Fenella Humphreys.

El País Digital

 

Festival TANGO Y MAS 2009  Festival Internazionale di musica, danza e poesia rioplatense ed oltre…

                                                                 Terza edizione                         

Direzione artistica: Héctor Ulises Passarella           

Organizzato dall’Associazione TANGO Y MAS con la collaborazione della Associazione Do Centrale               

San Ginesio (MC) dal 1° al 14 agosto 2009

Pubblicato il 21/05/2009 23.56.02

Cori in concerto domenica pomeriggio 24 maggio a Capolona per la 4a Rassegna Corale Nazionale “Corincanto 2009″ organizzata dal Coro “Bruno Banchetti” con la collaborazione del Comune, della Pro Loco “Il Ponte” e della Parrocchia di Capolona.
La manifestazione, che si terrà nel locale Cinema Nuovo alle ore 16, vedrà accanto al Coro “Bruno Banchetti” diretto Pierluigi Testi, che farà il padrone di casa, le esibizioni del Coro giovanile “Zoltán Kodály” dell’Istituto Comprensivo “G. Garibaldi” di Subbiano/Capolona, recente vincitore del Concorso Regionale per cori scolastici organizzato dall’Associazione Cori della Toscana, diretto da Luca Nocentini, della Corale Valdera dei Comuni dell’Alta Valdera (Pisa) diretta da Simone Valeri e della Corale Polifonica di Pescara diretta da Nicola Russo.
La presenza della corale abruzzese riveste un particolare significato a poco più di un mese dal tragico terremoto che ha devastato quella Regione.
Il programma che i cori presenteranno si presenta vario e di sicura presa per il pubblico. Accanto a brani tratti dal repertorio classico religioso e profano spiccano, infatti, canti popolari toscani, abruzzesi e napoletani.
“Corincanto 2009″ avrà una anticipazione al mattino quando, nella Chiesa parrocchiale, i Cori partecipanti accompagneranno con i loro canti la Celebrazione Liturgica delle ore 11.
La rassegna corale “Corincanto” segna un momento di grande significato culturale per la presenza di cori qualificati che hanno al loro attivo numerosi partecipazioni a concerti, rassegne e concorsi anche a livello internazionale. La Corale Valdera, ad esempio, ha accompagnato orchestre prestigiose in Olanda, Germania e Russia ed ha collaborato con maestri del calibro di Michele Bonfitto e Marco Fornaciari.
Il Coro di Pescara, a sua volta, ha cantato con artisti quali Luis Bacalov, premio Oscar, e Héctor Ulises Passarella, interprete della colonna sonora del film “Il Postino”, ha partecipato e vinto in Concorsi di ottimo livello, collabora con Dacia Maraini e con l’attore Arnaldo Ninchi.
Entrambi i Cori hanno numerose incisioni discografiche al loro attivo.
Insomma ancora una volta una edizione di grande prestigio per una manifestazione voluta dal Coro “Bruno Banchetti” e dal suo presidente Virgilio Badii e da sempre patrocinata dal Comune di Capolona che crede fermamente in questa iniziativa culturale.

quattro premi speciali

Vogliamo valorizzare le persone che danno lustro al nostro territorio, che hanno capacità innovative e che, ogni giorno, svolgono le loro azioni, il loro lavoro creando lo sviluppo di questa provincia”.

 Così il presidente della Provincia di Macerata, Giulio Silenzi, ha illustrato le motivazioni del terzo premio “Creativamente”, un premio ai maceratesi che rendono grande la propria terra con la loro creatività e nello stesso tempo un incentivo ad accrescere fra i cittadini quel senso di appartenenza ad una stessa comunità provinciale, che è stato consegnato sabato scorso al teatro “Mugellini” di Potenza Picena a trentotto persone, selezionate da una commissione che ha vagliato le tante candidature presentate da Comuni, enti ed associazioni del territorio, oltre a quattro premi speciali, dedicati a personaggi, non maceratesi, ma che hanno contribuito ad accrescere la fama e la bellezza della provincia.

I quattro sono Luciano Latini, direttore dell’Unità operativa di Oncologia dell’ospedale di Macerata, “per aver compiuto il proprio lavoro non solo con professionalità e dedizione, ma per averlo svolto con creatività e fantasia, arricchendo così l’identità dell’insieme del territorio provinciale”; il musicista di bandonéon Hector Ulises Passerella “per il non comune talento e la costante professionalità con cui ha contribuito a fare la storia della musica e per aver ideato il Festival ‘Tango y mas’ arricchendo così l’identità dell’insieme del territorio provinciale”; il direttore artistico dello Sferisterio, Pier Luigi Pizzi (assente alla cerimonia a causa di impegni di lavoro) “per la grande fertilità immaginativa con cui ha saputo portare l’opera lirica nei maggiori palcoscenici di tutto il mondo e per aver ideato lo Sferisterio Opera Festival arricchendo così l’identità dell’insieme del territorio provinciale”; il critico d’arte Vittorio Sgarbiper la sensibilità culturale e l’alta competenza di storico dell’arte con cui ha ideato e organizzato eventi espositivi che hanno dato prestigio nazionale e internazionale al territorio della nostra provincia”.

“Creativamente” è per il sindaco di Potenza Picena, Sergio Paolucci, che ha fatto gli onori di casa, “il giusto riconoscimento a chi ha contribuito, con la propria creatività, allo sviluppo della comunità”. Per tutti i premiati, c’è stata tanta emozione e soddisfazione per aver ottenuto il plauso al loro impegno quotidiano, al talento, al desiderio di crescere e di far crescere la propria comunità. La serata si è conclusa con l’esibizione di Passarella, accompagnato dal figlio Roberto, che, con doppio bandonéon, hanno suonato tre brani tra cui la colonna sonora del film “Il postino” di Massimo Troisi, il tema musicale che, nel 1994, ha definitivamente consacrato il talento di Passarella a livello internazionale.

Gli altri riconoscimenti sono stati assegnati nell’ambito delle tre sezioni previste dal bando del Premio: “creatività nel lavoro”, creatività nella “ricerca e nell’organizzazione” , “la vita per l’arte e lo spettacolo”.

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